di CLAUDIO ROMITI Nonostante la preoccupata propaganda degli unitaristi, sempre buoni a sventolare un certo amor patrio italiota da stadio, tendente a sminuirne il valore, è indubbio che il referendum “informale” sull’indipendenza del Veneto sia un successo politicamente molto significativo. Non convinci metà degli aventi diritto al voto, circa due milioni di cittadini, ad esprimersi su un tabù come la “sacra” indivisibilità del Paese di Pulcinella solo allo scopo di farsi una passeggiata di salute. Evidentemente, ma personalmente non ho mai nutrito dubbi in merito, è molto cresciuta nel tempo tra la popolazione veneta la sensazione di vivere dentro una feroce cortina di ferro nazionale. Una cortina di ferro la quale, attraverso una fiscalità e una burocrazia eufemisticamente folli, sta letteralmente soffocando il ben noto spirito di iniziativa –dunque la libertà- degli stessi veneto. E nonostante la delusione che questo operoso e civile popolo ha subìto a causa del fallimento politico della Lega Nord, il referendum dimostra –se ce ne fosse ancora bisogno- che una…















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