di OGILVIE VEDA DE SEOANE
Ogni grande libro è uno specchio in cui il lettore vede se stesso. Alexis de Tocqueville non si è recato negli Stati Uniti per scrivere un diario di viaggio, ma per creare uno specchio. Non gli interessavano né i paesaggi né i monumenti. Voleva comprendere la democrazia non come una teoria astratta, ma come una realtà viva e pulsante. Voleva vedere la loro gente, le loro passioni, i loro sogni, il modo in cui vivevano, lavoravano e forgiavano il loro futuro. Ma più di ogni altra cosa voleva che vedessero se stessi.
La sua preoccupazione non era che la democrazia potesse crollare da un giorno all'altro in un violento colpo di stato. Né temeva l'ascesa di ideologie radicali, di sinistra o di destra, bensì qualcosa di molto più insidioso: il lento soffocamento della libertà sotto strati di burocrazia, regole infinite, la tirannia della maggioranza e la crescente apatia pubblica. Lo aveva previsto. E, in molti modi, lo stiamo vivendo oggi.
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