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Tosi, scuola leghista: dal baciamano a brancher ad alfano e poroshenko

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de IL POLENTONE La cosa davvero divertente, almeno per noi che non ci siamo mai cascati, è stato vedere i leghisti difendere, illo tempore, Flavio Tosi come paladino dell'indipendentismo veneto. Ne abbiamo lette di tutti i colori sul sindaco di Verona, in vero simbolo dell'italianità sotto mentite spoglie (VEDI QUI). Poi, un bel giorno - come succede sempre con certo materiale di risulta - la verità è venuta a galla e, perso lo scontro con Luca Zaia per la candidatura a presidente della Regione Veneto, il fascistello (l'ultima trovata è la cittadinanza onoraria di Verona a Poroshenko, il presidente ucraino) che c'è sempre stato in Flavio è uscito fuori. Ma in tempi moderni, detti di democrazia, tirarsela da fascisti non è politicamente corretto. Oggi, gli italianisti-nazionalisti che non stanno a sinistra si definiscono di destra, anche se il termine è abusato e insignificante. E alla destra aggiungono solitamente l'aggettivo "moderata". A Flavio Tosi  gli piace la p
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