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Trump dice che la guerra è quasi finita. Ma i fatti sul campo raccontano un’altra storia

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di GEPPO CIATTI

Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, iniziato il 28 febbraio con un massiccio attacco congiunto contro obiettivi militari e nucleari iraniani, continua a dominare la scena geopolitica internazionale. Nelle ultime ore il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che la guerra sarebbe “praticamente conclusa”. Tuttavia, molti analisti e osservatori militari non condividono questa valutazione, ritenendo che la fase più instabile del conflitto debba ancora arrivare.

Secondo le dichiarazioni di Trump, le operazioni militari avrebbero già inflitto danni decisivi alle capacità strategiche di Teheran, in particolare alla marina, all’aviazione e al sistema missilistico iraniano. Il presidente ha parlato di una “breve operazione militare” che dovrebbe concludersi in tempi relativamente rapidi.

Eppure, proprio nella giornata di ieri il conflitto ha mostrato segnali opposti rispetto alla narrativa di una guerra in fase conclusiva. L’aviazione statunitense e quella israeliana hanno infatti lanciato la più intensa ondata di bombardamenti dall’inizio delle ostilità, colpendo installazioni militari, depositi di carburante e infrastrutture strategiche nei dintorni di Teheran e in altre regioni del Paese. Gli attacchi hanno provocato grandi incendi e dense nubi tossiche nella capitale iraniana, segno della distruzione di depositi petroliferi e impianti industriali collegati allo sforzo bellico.

Parallelamente, il Pentagono ha confermato nuove operazioni navali nel Golfo Persico: le forze statunitensi hanno distrutto 16 unità iraniane utilizzate per posare mine nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti del mondo.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha lanciato una nuova ondata di missili e droni contro Israele e contro installazioni militari statunitensi nella regione, oltre a colpire obiettivi nel Golfo Persico. Gli attacchi fanno parte della strategia iraniana di estendere il conflitto e dimostrare che il Paese conserva ancora una significativa capacità di rappresaglia.

La guerra, inoltre, si sta progressivamente allargando ad altri scenari regionali. Hezbollah ha intensificato i bombardamenti dal Libano contro il territorio israeliano, mentre nel Golfo Persico si registrano attacchi contro infrastrutture energetiche e navi mercantili. Alcuni episodi hanno coinvolto petroliere e navi commerciali nei pressi dello Stretto di Hormuz, aumentando ulteriormente la tensione sui mercati energetici globali.

È proprio su questo punto che molti analisti esprimono scetticismo rispetto all’ottimismo della Casa Bianca. Secondo diversi esperti di strategia militare, anche se l’Iran ha subito gravi perdite in termini di infrastrutture militari, il regime mantiene ancora strumenti significativi di pressione: missili balistici, milizie alleate nella regione e la possibilità di bloccare o minacciare il traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz.

Ayatollah Ali Khamenei’s death. 

Altri osservatori sottolineano poi che l’obiettivo politico iniziale dell’offensiva — ridimensionare il programma nucleare iraniano e indebolire il regime, anzi implementare un “regime change”. — non è ancora stato raggiunto in modo definitivo. In più, l’ascesa del nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei potrebbe rafforzare la linea più radicale all’interno della Repubblica islamica.

In questo contesto, la dichiarazione di Trump appare più come un messaggio politico e psicologico che una fotografia realistica della situazione militare. L’intensità dei bombardamenti, l’estensione del conflitto a più paesi della regione e le minacce sul traffico energetico globale suggeriscono infatti che la guerra sia tutt’altro che conclusa.

Dopo quasi due settimane di combattimenti, il Medio Oriente resta dunque sospeso tra due scenari opposti: una possibile chiusura rapida del conflitto, come sostiene la Casa Bianca, oppure una prolungata fase di guerra regionale, capace di ridefinire gli equilibri geopolitici dell’intera area.

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