di CARLO MELINA
“Stai attento Umberto, te lo stanno mettendo nel culo”. Con queste parole Davide Lovat, appresa dai giornali la notizia della sua espulsione, sollevava la questione morale, nel febbraio del 2011, all’interno del partito più vecchio d’Italia: la Lega Nord. Profeta in patria, due anni dopo torna sulla scena con Veneto Stato, che lo candida a sindaco di Vicenza.
Presentata ufficialmente da Ruggero Zigliotto, segretario della sezione vicentina, e da Antonio Guadagnini, la discesa di Davide Lovat rilancia le ambizioni dell’ala vagamente manichea del venetismo, che in una figura “morale” come quella di Lovat, potrebbe trovare una buona sintesi e una convincente rappresentazione di etica e compromesso operativo.
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Compromesso che Veneto Stato rifiuta per vocazione, così come ha rifiutato la mano tesa da Zaia, a seguito del Consiglio regionale straordinario del 28 novembre e dell'approvazione de
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