di STEFANO BRUNO GALLI
Due anni fa, nel 2010, nasceva l’associazione «Verso Nord». L’iniziativa era promossa dall’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, dal costituzionalista dell’università di Padova Mario Bertolissi, dal segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, dal senatore – ex Pd – Maurizio Fistarol, dall’ex portavoce del presidente veneto Galan Franco Miracco, dall’ex capogruppo leghista alla Camera Alessandro Cè, solo per fare qualche nome. L’associazione si coagulava attorno a un Manifesto, articolato in dieci punti, in cui si illustrava la «nuova offerta politica» per il Nord. L’agenda delle priorità prevedeva: Stato minimo, riforma federale e riforma del welfare. «Lo Stato – era scritto nel Manifesto – potrà garantire una protezione sociale adeguata soltanto se sarà capace di sradicare ogni spreco nelle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche, riformando radicalmente in senso federalista tutto l’apparato pubblico».
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