di VINCENZO GULì* e GIOVANNI MADULI Ancorché in ritardo, non è superfluo ricordare che il 17 marzo 1861 si compiva l’infausto destino dei popoli meridionali e siciliani; un destino che aveva in serbo per quei popoli ben dieci anni di violenze, stupri, saccheggi, fucilazioni e miseria e per i decenni a venire migrazioni di massa che sono continuate per tutti questi 153 anni e che hanno visto lasciare la loro terra milioni di contadini e braccianti prima e centinaia di migliaia di diplomati e laureati oggi. In quella data infatti veniva proclamato a Torino Vittorio Emanuele II re d’Italia. Una proclamazione illegittima perché fatta quando ancora le piazze di Messina e Civitella del Tronto ancora combattevano, più che onorevolmente, in difesa della loro terra. Illegittima perché falsamente avallata da plebisciti farsa ai quali parteciparono meno del 2 % della popolazione dell’ex Regno ed ai quali votarono illegalmente anche garibaldini e perfino soldati mercenari ungheresi che presero parte all’arrembaggio, all’annessione violenta ed agli eccidi che seguirono….















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