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2015, per renzi sarà l’anno della resa dei conti

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RENZIMAGOdi FABRIZIO DAL COL

Le riforme annunciate dal premier Renzi, fin qui sostenute da slogan e proclami  equivalenti ai cinegiornali di Benito Mussolini, ora stanno per mostrare il loro effettivo effetto. Infatti, come i ‘carri armati di cartone’ utilizzati dal regime fascista, le riforme di Renzi appaiono ‘carri armati di carte inutili’. Come tutti  governi che lo hanno preceduto, anche quello di  Renzi ora  rischia una resa dei conti con gli italiani. Ecco che, per evitare di finire nell’olimpo dei peggiori premier della storia italiana, ora è costretto a buttare la ‘palla in tribuna’  e mettere in campo le ‘sempreverdi’ riforme sulle privatizzazioni, per prepararsi così una via di fuga in attesa che a marzo la troika gli presenti il conto delle mancate riforme; una su tutte, il licenziamento del pubblico impiego.

La storiella delle privatizzazioni, utilizzata negli anni da quasi tutti i premier che si sono succeduti, chissà perché emerge sempre quando si profila il rischio di un fallimento. Dato che con oltre 2.000 Mld di debito pubblico, oggi non si può pensare di fare cassa in velocità mettendo con le spalle al muro gli italiani, ecco che allora il modo migliore per incamerare denaro fresco, sarebbe quello che in passato ha già dimostrato essere uno dei ‘classici dei fallimento’, ovvero privatizzare le quote societarie delle migliori aziende di Stato. Quindi, l’idea sarebbe quella di mettere in vendita quote di minoranza per poter mantenere proprietà e gestione, ma dietro a questa operazione finanziaria si nasconde il vero problema:  l’Italia non cresce, quindi se non si riesce a far salire il PIL, continuerà ad avere le entrate in calo.

Tutti gli indicatori economici, quelli già  aggiornati con l’ultimo trimestre, non prevedono affatto un aumento delle entrate, ed ecco il motivo per cui conviene cercare di abbattere il debito pubblico svendendo le proprietà aziendali di Stato. Il governo Letta  aveva previsto privatizzazioni per 10 – 12 miliardi, la metà di questi, li aveva destinati a ridurre il debito pubblico: praticamente gli spiccioli per la spesa. Oggi Renzi, non avendo altre ‘vie di fuga’ fa sua la proposta che era di Letta,  e Padoan ha già fatto sapere che nel 2015 Poste e Ferrovie cercheranno capitali privati “con l’obiettivo di creare più efficienza, con servizi migliori per i cittadini”. Ma come abbiamo visto sopra, con questo obiettivo non si favorisce i cittadini come dichiarato, ma si intende fare cassa per dare respiro allo Stato, e quindi si tratta di una ulteriore conferma, che le riforme fin qui fatte sono ininfluenti e non prioritarie a far ripartire l’Italia. Fare cassa vendendo quote di minoranza non è però così facile, chi in Europa ci ha provato, ha poi dovuto svendere incassando molto meno del previsto.

Quali sarebbero le società di Stato in vendita? Sono quattro, si tratta la vendita del 40% di Ferrovie dello Stato, del 40% di Poste italiane, del 5% di ENEL e del 49% di ENAV. Come si può notare, non figura la CDP, che è la cassa depositi e prestiti inglobata di recente nelle Poste Italiane, che da mesi pubblicizza in Tv molti investimenti. Quindi, chi comprasse quote di minoranza delle Poste italiane ottiene un risultato economico anche sulla CDP. Ma chi è che ha in portafoglio quelle cospicue somme utili a ridurre il debito pubblico? Facile,  la cassa depositi e prestiti, che gestisce tutti i risparmi degli italiani, e  data la scelta del governo di privatizzare le quote di minoranza, non ci sarebbe oggi da stupirsi, se un’operazione analoga al prelievo forzoso nei conti correnti fatto dall’allora premier Giuliano Amato, non ricomparisse oggi sotto nuove spoglie con quello della cassa e depositi e prestiti. Se ciò dovesse accadere, temo che questa volta gli italiani non accetterebbero una fregatura del genere e una resa dei conti sarebbe inevitabile.

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1 COMMENT

  1. Al di la delle balle di regime che io sappia l’Europa da anni chiede all’Italia di diminuire la spesa pensionistica, sanitaria, pubblica in genere, l’ammontare del debito pubblico, la pressione fiscale sul lavoro.
    Tutte le misure fin qui prese sono andate esattamente nella direzione opposta. Ovvio che se l’Europa si limita ad esaminare i saldi la truffa ha successo, ma se invece si mette ad esaminare per bene i conti allora l’arrabbiatura è scontata. Prendiamo la spesa pensionistica: è una delle più alte d’Europa perché si sono regalate pensioni a destra e a manca. Così ci troviamo un esercito di persone che hanno versato poco o nulla, come la pensioni d’oro, la babypensioni, la pensioni sociali, le pensioni pubbliche (lo Stato non versa i contributi…), le false pensioni d’invalidità. La riforma Fornero non ha toccato nulla, i privilegi rimangono, solo da oggi il sistema diventa contributivo ma non vale per il passato, i risparmi sono avvenuti solo allungando l’età pensionabile con conseguente aumento della disoccupazione giovanile.
    Per le tasse sul lavoro è lo stesso discorso, invece che diminuirle sono aumentate. Ovvio che in questo quadro con il PIl che diminuisce, il gettito che diminuisce ed una spesa pubblica che nono solo non diminuisce ma aumenta, pesando così sempre più in termini di tasse (e quindi diminuzione dei consumi privati) e debito pubblico la situazione è ingestibile. Aspettiamoci perciò una pesante arrabbiatura europea a cui seguirà l’ennesima truffa in salsa greca da parte dell’Italia, faranno una patrimoniale pur di tirare avanti….
    Sicuramente aggiustare strutturalmente i conti significa licenziare qualche milione di dipendenti pubblici magnagreci ed eliminare o diminuire qualche milione di pensioni magnagreche, nessuno lo farà mai.

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