RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
La preziosa, significativa testimonianza della direttrice dell’ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame, secondo la quale “la lingua veneta è un valore aggiunto” e “studiare una lingua minoritaria nelle scuole non può essere altro che un elemento di valorizzazione anche in relazione alla capacità di apprendimento dei bambini nella scuola primaria. Sarebbe uno stimolo per lo sviluppo delle capacità linguistiche dei bambini”, conferma quanto nel Veneto si sta sostenendo da diverso tempo e che ho formalizzato presentando oltre un anno fa la mia proposta di legge per la modifica della legge statale 482/1999 prevedendo l’inserimento della nostra lingua veneta accanto a quelle già tutelate e cioè “la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano, il sardo”.
Tutto questo per mettere fine a una disc
intanto credo che per tutelare una lingua madre per prima cosa la si dovrebbe usare in famiglia, tenendo anche conto che fin dalla prima infanzia i bambini assorbono con estrema facilità tutte le lingue che sentono dalle persone con cui si relazionano con grande beneficio per il loro futuro…
Più lingue si apprendono nella prima infanzia meglio è anche in termini di salute futura, stante che attivandosi più zone del cervello, da studi statistici risulta che diminuisce in futuro l’incidenza dell’ alzehimer…
Attraverso l’imposizione dell’italiano con bacchettate sulle mani se non lo si parlava, dai banchi della scuola è stata mortificata l’identità veneta… invece sarebbe il caso che nei concorsi per l’insegnamento in Veneto fosse richiesta la conoscenza della nostra lingua, oltre che della nostra storia.