di MATTEO CORSINI
Non è un mistero che, soprattutto durante l’ultimo decennio, banche e altri intermediari siano stati obbligati a fornire al fisco una quantità crescente di dati relativi ai rapporti dei loro clienti. Dapprima dati anagrafici e saldi, poi anche la movimentazione. Il tutto ha alimentato un database che consente al fisco, almeno in linea teorica, di essere una sorta di Grande Fratello orwelliano.
Gli entusiasti della lotta all’evasione fiscale spesso sottovalutano la potenziale portata del fenomeno. Affidandosi in modo abbastanza ovino al motto “male non fare, paura non avere”, non si rendono probabilmente conto del fatto che qualora lo Stato avesse ogni informazione su persone e imprese, il diritto di proprietà diventerebbe inevitabilmente il complemento a uno di quanto lo Stato stesso decidesse di pretendere per sé.
Non è un mistero neppure che tra i principali fautori di questo disegno fiscale orwelliano vi sia l’ex ministro Vincenzo Visco, il