di MATTEO CORSINI
Non è una novità che uno dei cavalli di battaglia del M5S sia la trasformazione di fatto dei crediti di imposta in moneta fiscale. Il ragionamento è più o meno questo: considerando i vari provvedimenti che generano crediti di imposta per chi effettua determinate spese o investimenti, si potrebbe consentire la libera e totale trasferibilità di tali crediti, in modo tale da consentire a chi ha imponibili fiscali bassi di monetizzare il credito cedendolo a chi può utilizzarlo più velocemente per intero.
Ho già avuto modo di osservare in diverse occasioni che questo sistema, a prescindere da cosa si pensi in generale della generazione di crediti di imposta anziché di una riduzione diretta delle tasse, crea in sostanza un aumento del deficit, e quindi del debito, dato che riduce le entrate fiscali senza ridurre la spesa pubblica.
Questa, per lo meno è la realtà. La rappresentazione contabile dei fenomeni non sempre rispecchia la realtà, ma pare che la
Secondo la Ragioneria, la “cessione al sistema bancario e finanziario comporterebbe poi la registrazione sul debito di Maastricht per l’intero importo ceduto”: ah sì? E come mai allora nelle regole contabili per i privati che ottengono questi sconti si specifica invece che i crediti sono sempre “non-payble” (=non danno diritto in alcun caso a ricevere euri dalle casse dello Stato)? È quindi evidente che la Ragioneria stia sostenendo un palese falso:
https://www.ipsoa.it/documents/bilancio-e-contabilita/bilancio/quotidiano/2021/05/11/bonus-fiscali-acquistati-banche-assicurazioni-rappresentarli-bilancio