di MATTEO CORSINI
Uno dei tratti salienti di ogni governo in Paesi a economia mista caratterizzati da interventismo è la concessione di agevolazioni a questo o quel settore o attività. Tra questi, inevitabilmente, il tax credit per la produzione di film e serie televisive. Quando al governo ci sono partiti di sinistra, il provvedimento è inquadrabile nella volontà di dare sostegno a un comparto politicamente amico. Quindi se al governo non c'è la sinistra, uno si aspetterebbe non già una cosiddetta "riforma", bensì una abolizione di tale misura. A maggior ragione considerando lo stato pietoso delle finanze pubbliche. Nulla di tutto questo, ovviamente.
Come è pressoché inevitabile, ogni forma di sostegno finisce per raggiungere produzioni che non avrebbero ragione di esistere in un contesto di domanda e offerta non drogate. E in effetti lo stesso Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema (che appoggia la riforma, ma ovviamente non sarebbe d'accordo con me pe
E dopo le dimissioni, Sangiuliano, da cui dipendevano le elargizioni, magari canticchia pure “Avanti il prossimo, gli lascio il posto mio… Povero diavolo, che pena mi fa…”
Magari i nani moretti e i pupi avati se la caverebbero lo stesso, ma attori come Roberto Citran (un nome, una garanzia, una sicurezza) come lo sbarcherebbero il lunario senza sussidi al “loro” mediocre cinema?