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Il “Sole 24 ore” e il peana per la musica comunista degli Anni Settanta

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di MATTEO CORSINI

Sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore, Enzo Gentile sostiene che oggi la canzone politica (che è sostanzialmente canzone sinistrorsa) non funziona.
Bontà sua, Gentile definisceforse non del tutto invidiabile“, la stagione in cui cantanti e musicisti “presidiavano ed enunciavano con orgoglio una certa appartenenza sociopolitica“, con i concerti che “si chiudevano dal palco e in platea con una selva di pugni chiusi“.
Ancora:L’artista «politicamente impegnato», almeno in Italia, è nel frattempo scomparso dai radar, oltre le ragioni di sbiadimento, allentamento delle coscienze, riflusso generalizzato“, scrive malinconicamente Gentile.
E ovviamente ecco i colpevoli: Comanda la pubblicità che vuole musica leggerissima e, se ti ribelli, il mercato ti manda in esilio“.
Quelli con i pugni chiusi erano “artisti liberi”, quelli di oggi pare di no. Anche se, ai tempi che rimpiange Gentile, se non chiudevi i pugni non ti esibivi neanche in casa tua, perché nel mondo del’arte (in senso molto lato), l’egemonia culturale gramsciana era stata raggiunta in pratica alla perfezione.
E pazienza quando Gentile cita i cantautori anni Settanta, ma quando arriva a “Lo Stato Sociale, 99 Posse, Modena City Ramblers, CCCP, Brunori“, cadono le braccia (per non essere volgari). Come molti, ho tanti bei ricordi di quando ero ventenne, ma tra questi di certo non c’è il fatto che in quel periodo questi signori erano in auge.
Le caratteristiche, grosso modo, erano sempre le stesse: esibito disprezzo della proprietà privata, ovviamente al lato pratico solo quella altrui, testi e musica tutt’altro che indimenticabili nonché, quasi immancabilmente, un aspetto che rendeva palese l’esistenza di un rapporto tanto sporadico quanto conflittuale con qualsivoglia prodotto per la cura dell’igiene personale.
Decisamente nulla sulla cui (presunta) assenza al giorno riflettere con pensosa malinconia.
RITMI LIBERTARI

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3 COMMENTS

  1. “Comanda la pubblicità che vuole musica leggerissima e se ti ribelli il mercato ti manda in esilio”. Ammesso che sia vero (e non lo è): il mercato, dominato dai consumatori, ha pieno diritto di mandare “in esilio” chi vuole. Negli anni settanta, l’esilio era per chi si ribellava alle narrazioni insulse. I responsabili della pubblicità dell’epoca si erano accorti di quanto funzionasse meglio, per gli incassi, la finzione “impegnata” che allora andava di moda. La pubblicità ha ragione solo quando premia chi si atteggia come soggetto impegnato? Ora la moda è cambiata, come spesso accade; il pubblicitario se ne è, semplicemente, ancora una volta accorto. E se qualcuno si lamentasse perché la pubblicità non premia il settore sinfonico, quello cameristico o quello melodrammatico? Su “Il Sole” se ne parla, qualche volta? O li ritengono, malgrado l’autore del pezzo abbia precedenti nel teatro scaligero, settori poco impegnativi? Forse l’articolista vorrebbe una legge che vieti la pubblicità a chi non è ufficialmente “impegnato” in posizioni predeterminate. Visto il cognome piuttosto hegeliano, non ci sarebbe da meravigliarsi.

  2. 99 Posse, Modena City Ramblers, CCCP, (gli altri due manco li conosco) non appartengono agli anni 70, ma alla generazione dopo, dove la musica era tutta scadente anche se non politica e facevano schifo pure ai kompagni duri e puri, quelli che arrivavano dall’ascolto di gruppi del calibro di Area e Stormy Six.

  3. egli anni 70 i cantautori di sinistra hanno prodotto dei veri e propri capolavori, indipendentemente dalle idee politiche. Altrettanto hanno fatto artisti notoriamente non schierati come Battisti (considerato a torto fascista) e Ruggeri che invece forse un po’ fascistoide lo era e lo è, pur non avendolo mai ammesso.

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