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Nepal, la riforma da cui non cominciare

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di MATTEO CORSINI

Il nuovo governo nepalese guidato dal rapper Balendra “Balen” Shah gode di una solida maggioranza, di quelle che inducono vari osservatori ed esperti a invocare questa o quella riforma. Non poteva mancare il richiamo alla riforma fiscale, a proposito della quale ho letto su The Himalayan Times un articolo di Bibek Ghimire, Sottosegretario al ministero degli affari federali e dell’amministrazione generale.

Non mi stupisce la ricetta invocata da Ghimire, fatta di un mix di riduzione del contante, rapporti col fisco solo online e aumento di efficienza e trasparenza. Queste ultime certo auspicabili, ma abbastanza lontane dalla realtà perfino della capitale Kathmandu, figuriamoci dei villaggi al di fuori della capitale, molti dei quali neppure sono raggiungibili in fuoristrada. Con un’economia informale attorno al 40% del Pil e tasse che pesano il 17-18% del Pil, il Nepal ha oggi una tassazione basata in cui l’IVA genera da sola circa un terzo del gettito totale. Ghimire evidenzia che questo genera effetti regressivi, oltre a evasione sempre per via della economia informale.

Ma la “stabilità politica fornisce un ambiente ideale per introdurre una prevedibilità a lungo termine della tassazione”, sostiene Ghimire. Questo “migliorerebbe la fiducia degli investitori, incoraggerebbe l’imprenditorialità domestica.” Centrale, come sempre in questi casi, la fiducia tra Stato e contribuenti”. E ovviamente “il debito pubblico, sia esso domestico o estero, dovrebbe essere utilizzato per investimenti produttivi prioritari a livello nazionale”.

Non so cosa farà questo nuovo governo, ma il sistema pubblico nepalese non ha fin qui dato prova di essere affidabile per i cittadini, il che spiega anche il risultato delle recenti elezioni. Dubito che partire da provvedimenti per ridurre l’evasione fiscale e raccogliere più tasse sia il modo migliore per recuperare fiducia. I nepalesi, siano essi imprenditori o meno, sono sin qui andati avanti nonostante lo Stato. L’ultima cosa di cui hanno bisogno è un grande fratello fiscale che aumenta i costi a loro carico senza alcuna certezza che migliorino i servizi. Anzi, con una ragionevole aspettativa che ciò non accada.

Quindi auguro loro che i sogni di Ghimire restino tali, perché se si concretizzassero potrebbero diventare i loro incubi.

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