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La sinistra occidentale: anomalia storica mondiale e complice dell’islamismo

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di GUGLIELMO PIOMBINI

Il multiculturalismo non è diverso dal comunismo

C’è una domanda che mi assilla sul destino della nostra civiltà, alla quale cercherò di dare una risposta in questo mio intervento sul tema “Cosa resta dell’Occidente”: perché tutte le proiezioni demografiche ci dicono che alla fine di questo secolo l’Occidente probabilmente non esisterà più sulla scena del mondo, mentre le altre civiltà continueranno ad esistere? L’Occidente sta attraversando infatti la più imponente trasformazione etnica e culturale della sua storia. Se all’inizio del ‘900 il 35% della popolazione mondiale era di origine europea, oggi questa percentuale è scesa a circa il 10% ed è in caduta libera. Ma al di là delle statistiche, la trasformazione sta avvenendo sotto i nostri occhi. Basta guardare alle città europee, che nel 1970 erano abitate per il 95-98% da autoctoni. Oggi a Berlino questa percentuale è scesa al 59%;  a Parigi al 50%; a Londra al 36% e ha un sindaco musulmano; a Bruxelles addirittura al 22%.

Questa trasformazione ha investito anche le città americane. Com’è possibile che New York, la città simbolo del capitalismo americano, la città che ha subito l’attacco terroristico islamico più devastante della storia, abbia eletto un sindaco comunista di religione musulmana? 25 anni fa tutti avrebbero considerato un’eventualità del genere non solo impossibile, ma oltraggiosa per le vittime. La metamorfosi della città, dovuta all’immigrazione di massa, ha reso però possibile l’inconcepibile. La presenza musulmana a New York è sempre stata irrilevante in tutta la sua storia, mentre oggi il 10% degli abitanti della Grande Mela sono musulmani, per la maggior parte arrivati dopo l’11 settembre 2001. Negli anni della Guerra Fredda, dal 1952 al 1990, il governo americano non faceva entrare gli attivisti comunisti sul proprio territorio. Oggi invece dopo l’attentato delle Torri Gemelle, l’immigrazione islamica negli Stati Uniti non è stata bloccata, ma è stata consentita l’entrata nel paese di un numero record di musulmani, la cui popolazione è cresciuta da poco più di un milione a 4-5 milioni.

Non era mai successo, nella storia umana, che una popolazione finanziasse l’arrivo nella propria terra di una popolazione apertamente intenzionata a sradicare la cultura ospitante per instaurarvi la propria. Eppure, è proprio questo che da qualche decennio sta accadendo in Europa occidentale (e in misura minore in America) con l’arrivo di masse islamiche ostili, che in larga misura approfittano del welfare state e di generosi sussidi assistenziali. L’84% dei somali emigrati nel Regno Unito, ad esempio, non lavorano e vivono di sussidi pubblici. Come si è potuti arrivare a una tale follia autodistruttiva? Il fatto è che la sinistra ha deciso di attuare un radicale esperimento di ingegneria sociale costruendo una società “multiculturale” che è avversata dalla grande maggioranza della popolazione dei paesi europei.

Io credo che il multiculturalismo sia un’ideologia altrettanto estrema, utopica, fallimentare e inattuabile quanto il comunismo. Il comunismo, come sappiamo, andava contro la natura umana, perché nessun essere umano trova desiderabile vivere in una situazione di comunismo dei beni con estranei, salvo che in certi casi eccezionali di comunità religiose o ideologiche fortemente motivate. Allo stesso modo, a nessun essere umano piace convivere con persone con cui non si hanno valori etici, culturali e religiosi in comune. Data che questa è la natura umana, entrambe le ideologie, il comunismo e il multiculturalismo, per essere attuate devono necessariamente essere imposte con la forza dall’autorità. Se vivere forzatamente in una comune è un’esperienza terribile, come possono testimoniare le popolazioni che nel Novecento sono state vittime degli esperimenti comunistici più estremi, decisamente problematica sta diventando la vita delle persone comuni in quei paesi che sono diventati oggetto dell’esperimento multiculturale della sinistra.

La distopia della società multiculturale

Oggi possiamo confrontare due alternativi modelli sociali europei, quello occidentale e quello orientale. Nel primo, la sinistra ha avuto mano libera nel mettere in atto la propria ideologia; nel secondo, non ha avuto voce in capitolo. A ovest ci sonoi paesi che negli ultimi due decenni hanno subito l’apertura forzata delle frontiere e l’immigrazione afro-islamica di massa, a est quei paesi che sono rimasti così com’era tutta l’Europa fino agli anni ’90. L’Europa sembra quindi di nuovo divisa come ai tempi della cortina di ferro, ma a rovescio.

Nei primi gli attentati terroristici, gli accoltellamenti per strada, le chiese incendiate, gli stupri e le violenze sono all’ordine del giorno. Le statistiche sono impressionanti: le vittime europee complessive sono circa 600, ma probabilmente sono di più se si aggiungono anche quelle degli attentati la cui matrice è stata derubricata da terroristica ad atto di uno squilibrato dalle autorità, per “non allarmare la popolazione”; sono circa 1000 le no-go aree in Europa occidentale dove di fatto vige già la sharia e dove gli occidentali non possono entrare se non a proprio rischio o pericolo, compresa la polizia. Ma i dati più impressionanti sono quelli riguardanti le violenza sessuali sulle donne. Tra il 2014 e il 2024, i reati di stupro sono aumentati del 150% nell’UE. Non è un caso che i tre Paesi che riportano i numeri maggiori di violenza sulle donne siano la Svezia, il Regno Unito e la Francia. In Polonia o in Bulgaria, che non accettano l’immigrazione islamica di massa, i casi di violenza sessuale sulle donne il trend è l’esatto opposto, dato che dal 2000 a oggi i casi si sono più che dimezzati, e oggi è uno dei più bassi d’Europa.

Se a ovest abbiamo gli “inferni multiculturali”, a est ci sono quei paesi, come la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, che hanno conservato la civiltà, l’ordine, la bellezza, la pulizia e la sicurezza della vecchia Europa: basta confrontare i video delle feste di Capodanno o dei mercatini di Natale nelle tranquille città dell’est e dell’ovest, con le loro imponenti misure di sicurezza, per rendersene conto. Questi paesi si sono vaccinati contro il comunismo e il progressismo, quindi l’ideologia socialista, ambientalista e immigrazionista non trova alcun consenso. Probabilmente è anche per questa ragione che la loro crescita economica, soprattutto della Polonia, è di gran lunga superiore, da molti anni, a quella dell’Europa occidentale. Il futuro di questi paesi appare decisamente più roseo di quello dei paesi dell’Europa dell’ovest, dato che fra un paio di generazioni ampie aree dell’Europa occidentale (in Gran Bretagna, Francia, Belgio, Svezia, Germania, Austria), saranno governata dalla sharia, come fanno prevedere le attuali percentuali di studenti musulmani nelle scuole, già maggioritarie in alcune città come Vienna o Bruxelles. Invece molto probabilmente i paesi dell’est conserveranno la loro cultura europea.

La sinistra occidentale è un’anomalia storica mondiale

Fuori dall’Occidente, un movimento politico che perseguisse la realizzazione di una società multiculturale attraverso la sostituzione etnica scatenerebbe l’indignazione o la furia popolare. Provate a immaginare cosa succederebbe in un paese islamico, in un paese africano, in Russia, in India, in Cina o in Giappone se qualcuno propagandasse e agisse attivamente per favorire la completa sostituzione dei propri connazionali con degli stranieri: rischierebbe l’incriminazione o il linciaggio. In questo senso, l’attuale sinistra occidentale rappresenta una vera e propria anomalia storica mondiale, perché una forza politico-culturale così autodistruttiva non esiste altrove, e anche in Occidente non è mai esistita nel passato.

Che l’Occidente sia l’unica civiltà che calunnia se stessa è stato notato di recente anche da Federico Rampini: arabi, africani, russi, indiani, cinesi e giapponesi non si sognerebbero mai di farlo, e tutti celebrano la loro storia con orgoglio. I media, le scuole e le università occidentali, dominate dalla sinistra, insegnano invece ai giovani a vergognarsi del proprio passato, nel quale non vedono altro che imperialismo, colonialismo e razzismo; e ad auto-colpevolizzarsi perché tutto ciò che va male nel mondo è colpa dell’Occidente. Per le altre civiltà questo comportamento autolesionista è assurdo, e anche per questa ragione affermo che la sinistra occidentale rappresenta un unicum, qualcosa di completamente estraneo al resto del mondo.

I cinesi hanno addirittura coniato un termine dispregiativo, baizuo, traducibile letteralmente come “sinistra bianca” per prendere in giro la sinistra occidentale europea e americana. Per i cinesi i baizuo sostengono certe cause sociali solo per sentirsi moralmente superiori, ignorando però problemi più concreti o le conseguenze delle loro idee. Insomma, i deliri woke, green e immigrazionisti sono anch’essi completamente incomprensibili alle altre civiltà, e le campagne culturali della sinistra stanno rendendo l’Occidente ridicolo agli occhi del mondo.

A conferma di questa conclusione si può visionare il video di un’intervista dello studioso americano Dinesh D’Souza all’imam Mohammad Tawhidi, studioso musulmano sciita riformista che si oppone all’estremismo islamico, il quale ha descritto con molta precisione il modo in cui i musulmani vedono i progressisti occidentali. Tawhidi parla innanzitutto di manipolazione strategica: i musulmani stanno cercando di infiltrarsi nei partiti di sinistra per dirottarli verso le loro cause e per entrare nelle istituzioni. Casi esemplari sono i partiti verdi del Regno Unito o della Germania, che oggi candidano molti musulmani e sono votati da molti di loro. Molti partiti verdi europei vogliono, nello stesso tempo, immigrazione illimitata, assistenza sociale illimitata e decrescita industriale, a conferma dell’assoluta irrazionalità e auto-distruttività cui sono giunte alcune componenti della sinistra occidentale.

Sulla base della sua passata esperienza come fondamentalista, egli afferma che gli estremisti musulmani emigrati in Occidente votano solo i partiti progressisti perché considerano le persone di sinistra facilmente manipolabili e prive di principi solidi. La sinistra progressista si allea volentieri con l’Islam radicale non perché ignora l’incompatibilità ideologica tra islam e valori progressisti (come i diritti delle donne o degli omosessuali), ma evidentemente perché è più interessata al potere che ai propri principi. L’imam dice anche che gli islamisti disprezzano i progressisti di sinistra, li considerano «molto stupidi», degli idioti utili all’avanzamento della loro causa. Per contro, Tawhidi ha indicato che gli islamisti «temono i conservatori» e le loro critiche perché sono visti come persone di principio, ferme e più difficili da plagiare o influenzare.

La prosecuzione del comunismo con altri mezzi

Torniamo alla domanda iniziale. Perché solo l’Occidente sta scomparendo? Come siamo potuti passare dall’orgoglio e dal trionfalismo occidentale degli anni Novanta, seguito alla vittoria nella Guerra Fredda, al cupo pessimismo di oggi sul tramonto inevitabile dell’Occidente? Dopo quanto si è detto, la risposta ormai è chiara: perché solo l’Occidente ha partorito al proprio interno, negli ultimi decenni, una forza autodistruttiva come la sinistra attuale.

Ma perché la sinistra odia l’Occidente e vuole distruggerlo dall’interno? La riposta è: per un complesso di inferiorità e di rivalsa. La sinistra ha sempre perso ogni sua battaglia, e il modo in cui ha perso la Guerra Fredda è stato particolarmente umiliante, perché la caduta del Muro di Berlino ha reso evidente a tutti che tutto ciò che aveva rumorosamente propagandato per decenni (la superiorità del modello socialista) non era altro che un cumulo di menzogne. Tutte le sue profezie sul crollo del capitalismo, sui disastri della globalizzazione e sulle apocalissi ambientali si sono sempre rivelate infondate. Il socialismo non ha mai funzionato da nessuna parte del mondo malgrado tutta la propaganda a favore che riceve; il capitalismo di libero mercato invece continua invece ad avere successo malgrado tutta la propaganda contraria. Queste continue sconfitte hanno reso la sinistra cattiva e autodistruttiva. È come se dicesse ai suoi avversari politici: noi abbiamo perso, ma anche voi non potrete più vincere perché scomparirete.

Il fatto che dopo la fine del socialismo reale gli intellettuali filo-marxisti siano saliti in massa sul carro del multiculturalismo dimostra chiaramente che quest’ultimo non è altro che la prosecuzione del comunismo con altri mezzi. È un tentativo di rivincita di coloro che ai tempi della Guerra Fredda militavano dalla parte dell’Unione Sovietica, e che non hanno mai accettato la caduta del Muro di Berlino. Questa sinistra ha perso tutto ciò in cui credeva: l’Urss, la Rivoluzione comunista, la classe operaia, e ora vede l’islam radicale come un proletariato surrogato per mobilitare il mondo contro l’Occidente capitalista. Avendo fallito nel loro primo tentativo di realizzare una rivoluzione in Occidente, oggi sperano che gli immigrati islamici, con la loro attitudine per le azioni violente e distruttive, formino una nuova massa rivoluzionaria. La sinistra occidentale sta importando un nuovo tipo di proletariato, dopo essere stata delusa dal primo. Si importano centinaia di migliaia di jihadisti da tutto il mondo nella speranza che facciano la pelle all’odiato Occidente.

Nella loro cecità, i multiculturalisti sperano di poter strumentalizzare i jihadisti contro il nemico comune, l’Occidente e il “neoliberismo”. Quello di cui non si rendono conto è che accadrà il contrario. I jihadisti saranno molto più determinati e forti di loro, anche per ragioni demografiche. In questa alleanza c’è infatti una componente in declino demografico (i progressisti occidentali) e un’altra in ascesa demografica (i musulmani). Si ripeterà quindi ciò che è avvenuto in Iran dopo la Rivoluzione khomeinista, che i comunisti avevano sostenuto con entusiasmo, per poi essere spazzati via senza pietà.La sinistra sta scherzando con il fuoco, e ha evocato dei demoni che alla fine non riuscirà più a controllare. Andrà quindi incontro all’ennesimo fallimento e all’ennesima delusione storica.

Come salvare l’Occidente?

Come possiamo salvare l’Occidente dalla sua morte annunciata con compiacimento dalla sinistra, e con desolata rassegnazione dalla destra? Innanzitutto, con la battaglia culturale, la strategia vincente suggerita da Javier Milei, insistendo senza sosta sulle enormi colpe storiche della sinistra, a partire dai crimini e dai fallimenti del comunismo, che l’attuale sinistra cerca di far dimenticare, così come i crimini e gli aspetti negativi di quelle civiltà, come quella islamica, con cui la sinistra occidentale si è alleata (come i milioni di vittime della jihad nella storia). In secondo luogo, ribaltando la narrazione anti-occidentale mettendo in luce gli enormi successi storici dell’Occidente: la rivoluzione industriale, la crescita del benessere materiale e delle libertà individuali nell’era del liberalismo classico, la sconfitta dei totalitarismi nazionalsocialista e comunista, i benefici portati dalcapitalismo in tutto il mondo, sollevando miliardi di persone dalla povertà. Il rinnovato orgoglio per la propria civiltà porterebbe le nuove generazioni a volerla perpetuare anche tornando a fare figli.

Il comunismo si è comportato come quei virus mutanti che, una volta respinti dal sistema immunitario, montano un secondo attacco in forma diversa in modo che l’organismo preso di mira non li riconosca. Il multiculturalismo è una sorta di Aids culturale che ha indebolito le difese immunitarie dell’Occidente, al punto tale da renderlo incapace di resistere alla penetrazione islamica. La malattia mortale dell’Occidente, infatti, non è l’islam, ma l’egemonia culturale neomarxista. Se oggi la cultura occidentale fosse ancora vigorosa e fiera di sé come in passato, i musulmani non costituirebbero un problema. Un Occidente culturalmente, economicamente e demograficamente forte com’era nell’800 o negli anni ’50 e ’60non avrebbe mai tollerato nel vecchio continente la presenza di zone inaccessibili dove vige la legge islamica, e non avrebbe mai mantenuto a proprie spese i nemici invasori. L’islam si troverebbe relegato nei luoghi dove si trovava nel 1965, e non si sarebbe incistato nel cuore dell’Europa. I progetti suprematisti di un califfato universale sarebbero rimasti nel libro dei sogni.

Io non credo che l’islamizzazione sia inevitabile, anche se ormai in Europa tutti sembrano rassegnati a questo esito. Sembra che non ci sia più partita e che il risultato sia già stato scritto. In un recente sondaggio, ad esempio, il 40% dei francesi è convinto che la Francia diventerà tra non molto un paese islamico governato dalla sharia. Ma siamo sicuri che questo pessimismo non sia indotto? Non vi è nessuna ragione al mondo per cui gli europei dovrebbero continuare a non fare figli, a farsi invadere dagli islamici e a mantenerli con il proprio Stato sociale. Io credo che sia solo una questione di volontà. Ma finché dura l’egemonia culturale di sinistra la situazione non cambierà. Il comunismo, nella sua nuova veste postmoderna e multiculturalista, deve essere definitivamente sconfitto se l’Occidente vuole sopravvivere.

 

 

Intervento al convegno Liberare. Liberalismo oggi in Italia e ed Europa, Bologna, 16 maggio 2026

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