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Jovanotti: da rapper scanzonato a progressista poetico

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di LEONARDO FACCO Lorenzo Cherubini — Jovanotti — è uno dei tantissimi artisti prodotti dalla cultura mainstream che non sopporto. La sua è una storia di una trasformazione: da giovane DJ/rapper degli anni ’80, para-berlusconiano, a voce popolare che ha saputo contaminare il grande pubblico con i temi tipici del progressismo, camuffati da solidarietà e pluralismo pelosi. All’inizio la sua immagine era soprattutto festa, ritmo e “ballabilità”. "Jovanotti for President" è il disco d'esordio, prodotto da Claudio Cecchetto. Un successo risalente al 1988, al suono di "È qui la festa?" e "Gimme five". A colpi di beat e hip-hop rappresentava una generazione che cercava leggerezza, anche troppa. Ma ben presto la sua cifra artistica è cambiata, includendo riflessioni sociali e civili da guru metropolitano, trasformando il suo repertorio in un laboratorio di linguaggi utile a parlare alla società, al collettivo. Questa svolta è evidente già in Penso positivo, del 1993
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