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Libertà, conservatorismo, reazione, e federazione. Il pensiero di Vannacci e quello libertario

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di PAOLO L. BERNARDINI

In una piacevole, lunga intervista con Leo Facco, andata in onda il giorno 3 dicembre su Radio Liberland, abbiamo parlato – anche, insieme a numerosi altri temi – dell’emergere del fenomeno politico Vannacci, che non credo sarà un episodio circoscritto, né sarà destinato a finire nel nulla come sentenzia Salvini.

Ora, il problema che sta al centro di tutta la discussione è stato sollevato ampiamente nel bellissimo libro di Marco Bassani, “Occidente contro Occidente” pubblicato da Liberilibri. Bassani, un libertario, si definisce all’inizio anche “conservatore”, e un pochino “reazionario”. Ora, si potrebbe dubitare della legittimità dell’ultima definizione, quella di “reazionario”, perché di solito le reazioni vengono dopo le rivoluzioni, e qui di rivoluzioni vere non ne abbiamo avuto. A meno che – e qui vi è una quota di verità – tutte le menzogne del “politicamente corretto”, del “woke”, della “cancel culture”, del catastrofismo ecologico, del filo- islamismo, del LGBTQ della società per delinquere K&K, come la vorrei dire, Komunisti e Komeinisti, non siano una – orribile – “rivoluzione culturale” nostrana che ha proseguito quella auspicata da Gramsci – per conquistare quella “egemonia culturale” che doveva essere prodromo a quella “politica”, insomma, in soldoni, per disciplinare le masse snobisticamente intese come i greggi di Nietzsche a votare PCI, e ora PD, “Povera Demenza” – e dunque occorre una sana dose di “reazione”.

Ci sta dunque che Bassani si definisca “anche” reazionario. Ora, il libro-manifesto politico del generale Vannacci è da prendere sul serio. Dice – per gran parte – cose che un libertario conservatore non può che sottoscrivere. In fondo il generale tiene comizi con la maglietta con l’effige di Charles Kirk, il che la dice molto lunga. Ha molto in comune con noi. Il “mondo al contrario” era la locuzione con cui reazionari, ma non solo, definivano il mondo generato dalla rivoluzione francese, il primo affermarsi del collettivismo in una società già ampiamente di massa, ove, dunque, avrebbe potuto portare danni maggiori rispetto alle rivolte dei contadini nella spopolata Germania del Cinquecento. E si impone una riflessione: in un mondo “senza Stati”, anche una libera comunità spontanea si comporterebbe come auspicato da Vannacci: importerebbe forse elementi da altre “comunità libere” fallite di per sé, e con l’intento di “conquistare”, religiosamente, ideologicamente, ma soprattutto politicamente quelle altre “comunità libere” che invece si sono realizzate, più o meno bene? Insomma, detto altrimenti, si riempirebbe di islamici, di delinquenti stranieri, di criminali? Direi proprio di no.

Dunque, sia lode ad un libro oltre tutto auto-pubblicato superando ampiamente con gli strumenti del mondo d’oggi le censure imposte da un’industria editoriale largamente ancora legata al progetto di Gramsci, con i maggiori editori ampiamente schierati, politicamente, da una parte sola, sostenuti poi da volenterosi, magari mercanti di porci che si sono messi a pubblicare libri di tendenza tanto per significare il loro appoggio (chissà perché) ad una industria culturale ampiamente compromessa, e generalmente, poi, in passivo. Per chiudere i passivi delle loro aziende porcine?

Ma molto meglio un bel porco da cui nascono cotechini, prosciutti, stinchi, che non un libro comunista che infetta la gioventù, assai peggio di ogni peste suina. Ma… C’è un “ma” in questa storia. Tuttavia, e questo è un punto importante, che divide il pensiero libertario da quello di Vannacci, è che se si pone uno stato centralistico, dirigistico, infarcito di retorica azzurra e tricolore, a tutela di tutti questi valori di una civiltà occidentale in serio pericolo, si rischia che ciò che dovrebbe tutelarli, ad ogni alito di vento, ne diventi il peggior nemico.

Anche solo sulla base del principio del consenso democratico – il dio che ha fallito, per Hoppe, cercando malamente di soppiantare il Dio vero – che, per essere mantenuto col voto di una piattaforma elettorale sempre più immiserita, necessita di continue metamorfosi, o anche solo concessioni…A cosa? Alla ideologia welfaristica e collettivistica corrente. Premesso che stimo molto il Presidente Stefani – perché dei giovani, e dei giovani intelligenti, colti e ambiziosi, ma soprattutto amanti della propria terra, viene un futuro migliore –, la sua campagna elettorale in un Veneto sempre più povero ha presentato tanti ammiccamenti verso quella pletora di bisognosi di cui anche il Veneto si sta popolando, promettendo qualcosa, e qualcosa alla fine dovrà mantenere.

Il sindaco di New York che giura sul Corano – disgrazie da “Cloverfield” in arrivo! – ha fatto lo stesso ma almeno è dichiaratamente di sinistra. Ora poi costui ha dichiarato che “abolirà il costo della vita”, per cui tutto il mondo si trasferirà a New York, dove la vita non costerà più niente per decreto del sindaco. Dunque, per tornare al rapporto tra noi libertari, o quantomeno, tra un libertario come me (non voglio parlare certo a nome di altri) e Vannacci…

Cosa suggerire a Vannacci, un ligure come me, quindi testa dura, oltretutto di area spezzina, dunque di un luogo dove le teste sono viepiù indurite per simpatia con le cave di marmo, limitrofe, delle Apuane? Poi anche generale, fosse un ammiraglio sarebbe più malleabile, strano non lo sia diventato visto il legame col mare di quella parte di Italia, tra La Spezia e Livorno. Cosa suggerire a chi conosce il morso ferreo dei pastori delle Apuane, che uccidono i lupi?

Finché si manterrà il culto dello stato centrale, l’Italia “una e indivisibile”, come ogni partito “di destra” dopo l’ipoteca grave caduta sulla destra europea con le sciagure dei totalitarismi – ovvero, della versione nazionalista e mistica del socialismo, come ormai si sa, ma si legga quel che dice Alex Swan circa il rapporto tra socialismo e nazismo proprio su “Il miglioverde” in questi giorni – finché non ci si libererà da ogni culto dello Stato anche pure di matrice fascista (ovvero, di nuovo, socialista, e si veda quanto del pensiero “fascista” di Giovanni Gentile sia transitato negli ideologhi della sinistra italiana dopo la morte di costui – uomo supremamente coerente, peraltro – dopo il 1945: tanto!), ebbene si sarà sottoposti alle leggi del sistema democratico, che obbligano a compromessi per mantenere il potere, basato sul consenso, ovvero sul voto.

Non siamo gli Stati Uniti, oramai l’Europa è un cartello di stati centralisti in decadenza. Non una federazione di stati alcuni stagnanti, ma la maggioranza in crescita economica esponenziale. Ora, se l’Italia diventasse una federazione o ancor meglio una confederazione – volendo escludere l’ipotesi che si frantumi semplicemente in 20 stati singoli, il che non sarebbe poi male (ma dalla mia prospettiva) – tutti, ma ripeto tutti gli ideali di Vannacci, sacrosanti, sarebbero maggiormente tutelati, proprio perché nel momento in cui una componente si distaccasse, per motivi di interesse peculiare, dalle altre – la Calabria decide di islamizzarsi perché improvvisamente esprime un infinito amore per il kebab – la maggioranza delle altre sarebbe coesa a tenere l’Islam ben lontano. Ma lo insegna la Storia!

Lepanto non vide la partecipazione della Francia, ancora ampiamente cattolica. Vienna sostenne l’assedio del 1683 grazie ad alcune potenze europee, non tutte. Ma quelle ci credevano, all’Europa, e la carica degli Ussari alati del re Giovanni lo mostrano bene. Da insegnare a scuola. Se invece si mantiene questo obsoleto, decrepito, liberticida sistema centralistico, basterà un cambio di governo, che tutto un Paese – in omaggio a Vannacci di cui parlo lo scrivo maiuscolo, per una volta – magari dovrà subire l’islamizzazione, come succede in Francia, e già la sta subendo (con la destra al potere, figuriamoci). Se poi il Paese cambierà rotta, e allora magari poi vi saranno reazioni talmente violente che faranno orrore. E neanche questo è non è un bene.

Che fare? Generale Vannacci ripeschi – se non ha voglia di pensare a qualcosa di nuovo – il progetto di riforma costituzionale di Gianfranco Miglio, alteri il centralismo italiano, tripartisca la Repubblica! O meglio, si chieda prima: voglia preservare l’ideale azzurro, ovvero sabaudo, del tricolore, e il tricolore, e la retorica del paese di Santi Poeti Navigatori e Eroi, e la sua struttura attuale, vecchissima, o voglio preservare il Cristianesimo, l’Occidente, la Famiglia, la Verità, il bene del popolo, il libero pensiero, la libera scienza, tutti i valori di Charles Kirk il cui volto di giovane martire della libertà del pensiero porta sulla t- shirt? Se no perché porta il volto di un giovane uomo assassinato mentre predicava la libertà di parola? Perché le due cose non vanno insieme. Aut aut. Magari pensi anche solo, per ora, ad affiancare al tricolore per ogni regione ma nella stessa bandiera il simbolo regionale stesso. Quello della Lombardia non sarà un capolavoro – forse lo è per certe correnti di arte contemporanea – ma quello è. Piccola cosa? Beh mica tanto. Si farebbe tanti amici! Se no Futuro Nazionale apparterrà presto al passato dei progetti contradditori. Solo per via federale (interna) si proteggono i valori fondamentali dell’Europa. E intendo l’Europa non come realtà politica, non la intendo come Unione Europea che è caricatura di tutto quanto di bello è stata l’Europa.

Paradossale che i valori cristiani li preservi la potenza con cui siamo in guerra, la Russia! O no? Qui il laicismo ha stufato, mi creda. Cominci a mettere in programma un bel referendum tipo quello che ha portato alla Brexit! Poi, un referendum sulla riforma costituzionale in senso federale o confederale dell’Italia stessa! Così avrà omaggiato anche la democrazia, caso mai qualcuno l’accusi di non essere democratico. Nessuno ha chiesto al popolo italiano se voleva uno stato centralistico o una federazione! Nessuno ha chiesto al popolo italiano se voleva o no l’ingresso nella UE o no! Lo hanno chiesto ai norvegesi. E tutto con il rispetto per quei cacciatori di balene, hanno un GDP pro- capite oltre il doppio di quello italiano, sei volte quello calabrese, forse… Guarda caso due volte hanno detto di no. Anche se, personalmente, vivrei volentierissimo in Calabria e meno volentieri in Norvegia, non tutti sono intellettuali snob come me. Dia una chance a chi la merita, al popolo italiano che non è il popolo dello Stato centrale, sbeffeggiato, oltraggiato da esso, ma il popolo dei piccoli Stati pre-unitari che l’Italia hanno fatto grande nel mondo.

Deve chiedersi solo cos’è che le sta veramente a cuore. Se poi il problema è una divisa, l’abbiamo indossata tutti. Abbiamo giurato tutti fedeltà a questo Stato. Ma questo Stato ha mai giurato fedeltà ai valori dell’Occidente che hanno reso possibile anche lui? No. Mai. Li viola di continuo.

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