di BRENDA O’NIELL
Ecco alcune espressioni che oggi non voglio sentire. «Voto di protesta». «Il grido di chi è stato “lasciato indietro”». «Un pugno nello stomaco all’establishment». Perché, sebbene sia vero che oggi i funzionari incolori del nostro regime bipartitico si terranno il naso insanguinato dopo un duro colpo sferrato dall’elettorato, nessuna di queste frasi banali coglie la natura storica di ciò che sta accadendo. Questo non è solo un «andate al diavolo» detto dalle alle urne: è un tentativo di riorganizzare la politica stessa da parte di elettori che non hanno più nulla da perdere.
L’ascesa di “Reform UK” in Inghilterra è sbalorditiva. Forse non abbiamo ancora tutti i risultati delle elezioni locali, ma possiamo già intravedere uno sconvolgimento politico di proporzioni tettoniche. Al momento della stesura di questo articolo, sono stati proclamati i risultati di 46 dei 136 consigli comunali in Inghilterra. Reform UK ha conquistato circa un terzo dei seggi in lizza finora (a fine articolo risultati finali), assicurandosi il controllo su una vasta fetta degli affari inglesi. Il Labour sta subendo una batosta: finora ha perso circa la metà dei seggi che difendeva. Come anche la BBC è stata costretta ad ammettere, come forza di governo nella politica locale, «il Labour [sta] subendo una grave battuta d’arresto».
È stata, secondo le parole di un osservatore, una «notte turbolenta per i principali partiti tradizionali». Il Partito Laburista ha subito le perdite più pesanti, cedendo un seggio comunale dopo l’altro al Partito Riformista e anche al Partito dei Verdi. Ma anche i Conservatori ne stanno pagando le conseguenze: al momento in cui scriviamo, hanno perso quasi 150 consiglieri e un intero consiglio comunale. Ne perderanno molti altri prima della fine della giornata. Sembra che il duopolio sia in fin di vita, con gli insorti azzurri di Reform che gli recitano allegramente l’estrema unzione.
Ma nemmeno i numeri riescono a cogliere appieno il fermento rivoluzionario che attraversa l’Inghilterra operaia. Come afferma Sherelle Jacobs del Telegraph, il partito Reform sta conquistando persino quei consigli comunali che «sono rimasti fedeli al Labour durante la guerra in Iraq, le conseguenze del blairismo, la crisi finanziaria e l’era Corbyn». Gli elettori della classe operaia che hanno chiuso un occhio e votato laburista anche quando il partito stava supervisionando la decimazione dei loro conti in banca, anche quando era guidato dal nonno magico e dal suo esercito di trotskisti trustafarian (“trustafarian” è un’espressione gergale che indica un giovane benestante che vive grazie al patrimonio ereditato o a un fondo fiduciario, conducendo uno stile di vita bohémien, hippie o controcorrente) ora stanno finalmente dicendo «no, noi ne siamo fuori». Perché ora hanno un’alternativa: Reform. Questo non è solo un atto di malcontento – nelle parole di Jacobs, è «la storia che si sta facendo».
Si tratta di un riassetto epocale. Sembra una rivolta silenziosa e incruenta: la sconfitta, calma ma decisa, della politica bipartitica da parte delle comunità della classe operaia che ritengono che tale sistema non le rappresenti più. Che ritengono, infatti, che il duopolio ormai logoro, sia per la sua codardia morale sia per lo strangolamento da parte della burocrazia, sia incapace di perseguire il ripristino dell’integrità sovrana e della saggezza sociale che esse reclamano a gran voce.
Il Partito Laburista e i suoi sostenitori nei media si consoleranno oggi parlando di una «battuta d’arresto» inflitta da «elettori che vogliono solo essere ascoltati», quando in realtà potremmo trovarci di fronte a una trasformazione del panorama politico radicale quanto lo fu la fondazione stessa del Partito Laburista nel 1900. Potremmo assistere a un’altra ragionata intrusione degli elettori della classe operaia in un ambito politico che ritengono troppo piccolo, compiaciuto e chiuso per contenere, e tanto meno attuare, i loro desideri politici. Molto è ancora incerto. Al momento della stesura di questo articolo, non sappiamo come andranno le cose in Scozia e nel Galles (i risultati anche di queste elezioni a fine articolo). E tale è il mutamento della nostra epoca che molto potrebbe cambiare di nuovo da qui alle elezioni generali. Eppure nessuno può guardare all’Inghilterra questa mattina e negare che le masse abbiano compiuto un colpo di mano contro un regime compiacente scegliendo Reform come nuovo veicolo delle loro speranze morali.
E chi sono queste persone? Sono i sostenitori della Brexit. Sono coloro che, tra un mese saranno passati dieci anni, hanno sfidato praticamente l’intero establishment politico e culturale e hanno scelto di riprendere in mano il destino della Gran Bretagna dalle mani dei funzionari non eletti dell’Unione Europea. Come afferma John Curtice, l’ascesa di Reform è più forte proprio in quelle zone dell’Inghilterra che hanno votato per la Brexit. Il sostegno a Reform si attesta intorno al 40 per cento nei consigli comunali in cui il 60 per cento o più ha votato per la Brexit, e solo al 10 per cento in quelli in cui meno del 49 per cento ha votato per la Brexit. Alla faccia di chi dice che la gente si pente di aver votato per la Brexit. L’ondata di Reform è l’ultima fioritura dello spirito della Brexit, di quel desiderio della classe operaia di una politica più radicata, più seria e più sovrana.
Stiamo assistendo a una rivolta fittizia e a una vera. Quella fittizia è il raduno di città universitarie, sobborghi verdeggianti e radicali digitali attorno al Partito dei Verdi. Alcuni di questi fan di Zack Polanski avranno anche i capelli multicolori e poseranno per selfie sulla tomba di Marx a Highgate, ma non fatevi ingannare: si stanno schierando dietro la causa del tutto reazionaria della politica identitaria, del “basta crescita”, dei cazzi nei bagni delle donne e delle rivendicazioni islamiste. La vera rivolta viene dalle classi lavoratrici, che vogliono che i confini della Gran Bretagna vengano ripristinati, che la nostra storia sia rispettata e che la democrazia abbia un senso.
Dovete scegliere da che parte stare: il marxismo di una classe di attivisti nascosti dietro la kefiah che non sa cosa sia una donna, oppure l’appello paziente ma risoluto per un ritorno alla normalità lanciato dagli uomini e dalle donne del Red Wall (Red Wall (Muro Rosso) è un termine giornalistico e politico utilizzato in UK per descrivere un insieme di circoscrizioni elettorali nel nord, nelle Midlands e in alcune parti del Galles, che storicamente hanno sempre sostenuto i laburisti).
QUI IL Link all’originale – TRADUZIONE DI PIETRO AGRIESTI
RISULTATI DEFINITIVI
Risultati definitivi delle elezioni locali in Inghilterra 2026 – Le elezioni locali si sono svolte giovedì 7 maggio 2026 in 136 autorità locali inglesi (contee, distretti, metropolitane, unitary e Londra), per un totale di 5.066 seggi di consigliere.
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Partito
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Seggi totali
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Variazione rispetto alle elezioni precedenti
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|---|---|---|
|
Reform UK
|
1.453
|
+1.451
|
|
Labour
|
1.068
|
–1.496
|
|
Liberal Democrats
|
844
|
+155
|
|
Conservative
|
801
|
–563
|
|
Green
|
587
|
+441
|
|
Independent
|
212
|
+34
|
- Labour ha perso il controllo di 38 consigli.
- Reform UK ha conquistato il controllo di 14 consigli (primo storico ingresso in molti “Red Wall” del Nord e Midlands).
- Conservative ha perso il controllo di 6 consigli.
- Liberal Democrats hanno guadagnato 1 consiglio.
- Green hanno guadagnato 4 consigli (tra cui importanti successi a Londra come Lewisham e parziale a Lambeth).
- 24 consigli sono passati a nessun controllo complessivo (no overall control).
- 58 seggi (su 129)
- Quinto mandato consecutivo al governo
- Senza maggioranza assoluta (servono 65 seggi)
- Leggera flessione rispetto al 2021 (–6 seggi), ma rimane nettamente il primo partito
- Reform UK, Labour e Verdi sono molto più indietro
Valutazione: l’SNP ha confermato il suo dominio, ma la mancanza di maggioranza rende più complicata la gestione del governo (probabile minoranza o accordi). Il leader John Swinney ha comunque rivendicato la vittoria come mandato per continuare a spingere sull’indipendenza.Galles – Plaid Cymru
- 43 seggi (su 96)
- Primo partito per la prima volta nella storia
- +30 seggi rispetto alle precedenti elezioni
- Reform UK secondo con 34 seggi
- Labour crollato al terzo posto con solo 9 seggi (minimo storico, –21 seggi)
- Fine di oltre 100 anni di dominio laburista
Valutazione: vittoria storica per Plaid Cymru. Il leader Rhun ap Iorwerth ha già dichiarato di essere pronto a formare un governo di minoranza. Non ha la maggioranza assoluta (ne servono 49), ma è in posizione di forza per negoziare.In sintesi
- Entrambi i partiti indipendentisti hanno ottenuto risultati molto positivi:
- Plaid Cymru → trionfo storico in Galles (primo partito)
- SNP → conferma del potere in Scozia (anche se senza maggioranza piena)
Questi risultati, insieme al boom di Reform UK in Inghilterra, segnano una frammentazione politica del Regno Unito e un indebolimento netto del Labour di Keir Starmer anche nelle roccaforti tradizionali.

