di LEONARDO FACCO
Un paio di giorni fa, sui canali social dell’Istituto Javier Milei, abbiamo postato l’immagine di cui sopra, nata da un post di un argentino rilanciato successivamente sul canale “X” del presidente di quel paese.
Leggendo e rileggendo quel decalogo, m’è venuta l’ispirazione per scrivere queste quattro righe, non foss’altro che per rivendicare una mia convinzione di lunga data: c’è un equivoco che andrebbe finalmente superato, ovvero che un libertario, per essere credibile, debba essere moderato nei toni, accomodante nelle risposte, gentile con tutti e soprattutto attento a non urtare la sensibilità di nessuno. Non è così e, per corroborare questa mia tesi – ogni volta che venivo additato come “il solito estremista”, ricordavo ai miei interlocutori che se avessi voluto piacere a tutti sarei nato Nutella.
Il vero discrimine non è come un libertario risponde, ma che cosa è disposto a fare contro chi gli sta di fronte, che può criticarti, attaccare le tue idee, contestare le tue convinzioni, tentare di smontare i tuoi argomenti, mettere in evidenza le tue contraddizioni e persino prenderti in giro. Può farlo con durezza, sarcasmo, ironia e perfino con parole che non ti piacciono affatto. Ma c’è una linea che non deve oltrepassare: utilizzare la coercizione dello Stato per impedirti di parlare, come invece da sempre fa la censura, quella che ogni potere stigmatizza ma utilizza.
Questa è la differenza sostanziale tra un liberale coerente ed uno statalista. La libertà di parola non consiste nel diritto di essere trattati con riguardo. Consiste nel diritto di dire ciò che gli altri non vogliono sentire, così come consiste nel riconoscere agli altri lo stesso identico diritto. Il libertario non pretende un mondo senza critiche; pretende un mondo nel quale nessuno abbia il potere di mettere a tacere il proprio avversario attraverso la legge, il divieto o la forza pubblica (come è accaduto durante la tragica farsa pandemica, ad esempio).
Ben vengano le polemiche, le provocazioni, gli improperi. È tutt’al più una questione di educazione. Ben vengano persino gli insulti, se questo è il linguaggio scelto dall’interlocutore. Ci convivo da oltre trent’anni, da quanto ho scelto di dedicare la mia vita alla diffusione delle idee libertarie. A un’idea si risponde con un’altra idea; a un argomento con un argomento; a una provocazione con una risposta altrettanto pungente, se lo si ritiene opportuno.
Non serve essere moderati. Serve essere liberi. Perché il libertario autentico non chiede che gli altri smettano di parlare. Chiede semplicemente di poter rispondere. E, cosiccome difende il diritto del suo avversario di dire tutto ciò che vuole, analogamente pretende per sé lo stesso diritto.
Il mio amico Javier ha ricordato che le buone maniere del liberalismo hanno permesso hai nazicomunisti di egemonizzare la cultura, il dibattito, i media, le istituzioni di ogni ordine e grado. Ora – a quasi 3 anni dalla sua elezione – l’effetto Milei è un terremoto che scuote le fondamenta del nostro tempo. Ha costretto la sinistra, per decenni padrona del campo, a barricarsi dietro le sue stesse amenità. La loro arma, l’insulto facile, si è infranta. “Fascista”, “neoliberista”, “ultradestra” non spaventano più. Fanno ridere!
Il ribelle non è più chi difende lo status quo, ma chi osa sfidare il gigante Stato. Milei non ha esportato solo un modello economico-sociale, ma una virtù potentissima: il coraggio di essere libertari. Ci ha insegnato ad andare oltre Gramsci, a sospettare di chi promette soluzioni in cambio della nostra libertà. La povertà intellettuale dei vecchi guardiani è ora nuda, esposta al vento. La paura si è dissolta, sostituita dalla voglia di combattere, sapendo che il nemico è lo Stato ed i suoi adulatori. Diceva Orwell: “Laddove la menzogna è universale, dire la verità diventa rivoluzionario”.
La libertà non è l’assenza di conflitto. È la possibilità di confliggere con le parole senza trasformare lo Stato nell’arma con cui vincere la discussione, come piacerebbe a quel sordido personaggio che è Angelo Bonelli, il quale vorrebbe una legge per mettere in galera chi nega “il cambiamento climatico”. L’ora della libertà è suonata e non bisogna arretrare di un millimetro! Fanculo i moderati, utili idioti del collettivismo!

