Sinner all’hard discount: un monito per gli indipendentisti sardi

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di PAOLO L. BERNARDINI

Tra le notizie di cui ci bombarda quotidianamente, attraverso tutti i media, il giornalismo-spazzatura, mi ha colpito e fatto riflettere una. Il grande tennista numero 1 al mondo Sinner pare abbia acquistato una villa in Sardegna. Ma pare anche che l’abbiano visto far la spesa in un hard discount.

Ora, perché riflettere su questa notizia? Il giornalista che la ha diffusa mi ha offerto il destro – senza saperlo e senza probabilmente volerlo, se no i suoi padroni si sarebbero assai arrabbiati – per una riflessione profonda, non originale, in verità, ma su cui occorre sempre tornare, quando si parla di indipendenza. Tutte le forze che hanno un estremo interesse a mantenere povera la Sardegna, ed anzi, ad immiserirla viepiù, hanno alleati radicati proprio tra i sardi. Ora, se il costo della vita si abbassa come conseguenza dell’immiserimento di una regione, indubbiamente questo agevola (poco) i poveri, ma agevola infinitamente di più i ricchi. Non parlo dei ricchi come Sinner, che è un grandissimo campione, dotato di talento infinito, costanza e intelligenza. Parlo della media e medio-alta borghesia che certo non ha il patrimonio né il reddito di Sinner – ma neanche il suo talento – che vive a spese dello stato centrale italiano in tribunali, università, ospedali, e altri luoghi privilegiati.

Sono i figli del “merito”, concetto mostruoso, ma che paradossalmente è perfino nel nome di un ministero italiano: l’istruzione…e il “merito”. Sinner non ha nessun “merito”. Per fortuna sua. Ha un dono della natura. Invece i servitori di ITA si sono “meritati” una posizione di privilegio, ossequiando il padrone romano nei modi più vergognosi, in ultimo, nel suggerire a ITA “zone di utilità” (o come si chiamano), all’interno dell’isola impoverita. Il “merito” è concetto ributtante. Ora, questo è vero per tutte le regioni italiane che legittimamente aspirano all’indipendenza, ma soprattutto per quelle povere, Sardegna e Sicilia, che essendo isole tra l’altro sono già indipendenti per natura, e dovrebbe diventar tali presto anche per politica.

Se il tessuto produttivo sardo declina, tutti coloro che servono lo Stato come traditori diligenti del proprio popolo, ebbene, tutti costoro hanno privilegi immensi, avendo lo stesso stipendio a Calangianus, e a Milano. Ora a Milano stanno benino ma non sono dei signori, per fortuna vi sono imprenditori che li eclissano con le loro fortune e i loro redditi. Ma la Sardegna o la Sicilia sono il bengodi per i dipendenti dello stato centrale, soprattutto le categorie apicali. Questa situazione si applica, nella storia, a tutte le colonie, probabilmente dall’inizio del mondo. Ma questa situazione dovrebbe spingere i sardi all’indipendenza, anche se sappiano che avranno ben poco appoggio da tutti i servi dello stato, i professori universitari per primi, proprio perché terrorizzati dall’idea che in una Sardegna libera e indipendente i loro privilegi cadrebbero. Cosa peraltro tutta da vedere, poiché l’isola indipendente fiorirebbe se non altro per il genio sardo che potrebbe esprimersi in tutto, dal turismo ai servizi e all’industria alle valute, e dunque anche costoro, gregge di famuli per la più parte inutili, ne trarrebbe ampi privilegi. Ma per ora si comprende bene come l’indipendenza sarda abbia nemici al proprio interno, che sono i privilegiati dallo Stato, i servi-padroni della commedia coloniale, che spadroneggiano economicamente sul loro territorio, al prezzo di omaggiare, con il pensiero e con le azioni, un potere allotrio, lontano e diffidente, quello romano (nel nostro caso).

Poi, attenzione, non dubito che vi siano anche intellettuali, a tutti i livelli, compreso tra i docenti universitari, che credano nell’indipendenza sarda. Io sto parlando di una situazione che tocca la maggioranza. Una minoranza “patriottica” (nel senso di patriottismo sardo) non dubito vi sia anche nelle (due) università. E credo che la combinazione terribile di impoverimento dell’isola e di gelo demografico renda vicina l’indipendenza. Basta sapere che tra i suoi nemici conta tanti Quisling.

Sanna e C. dovranno fare ampia azione di convincimento nei confronti di costoro. La Sardegna libera sarebbe se non una Singapore del Med, quantomeno l’Irlanda del Med. E non è cosa da poco. Speriamo che lo stesso Sinner – che proviene da una regione privilegiatissima – sposi l’indipendentismo sardo, ora che ha acquistato una proprietà nell’isola. Sarebbe senz’altro utile alla causa. Magari se se ne va in giro per l’isola e vede un ospedale unico di poveri e di vecchi, e di poveri vecchi, si convince della bontà della causa. E lui – davvero – non avrebbe niente da perdere. E nessuno gli impedirebbe di andare a comprare allo hard discount.

Per lui che ci va per le sue proprie ragioni, per uno solo così, ci sono migliaia, forse centinaia di migliaia di sardi che non possono fare altrimenti, e che anzi considerano già un lusso poter andare allo hard discount una volta ogni una o due settimane. E’ bene riflettere su questo.

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