di LUIGI CORTINOVIS
Sta morendo il sogno dei padri fondatori dell'Unione europea, che nel 1957, a Roma peraltro, decisero che ciò che serviva per il buon rapporto tra i paesi fosse un trattato per la libera circolazione dei capitali e delle persone senza tante barriere. Una buona idea che gli statalisti odierni stanno per far finire nel dimenticatoio della storia, causa - ovviamente - la crisi economica che loro stesso hanno creato a suon di debiti pubblici.
Tutti alle urne dunque, nello stesso giorno, in tutta Europa, per eleggere un nuovo presidente della Commissione, che sceglierà poi i membri del suo governo. Un parlamento più vicino a quelli nazionali, cui affiancare una seconda Camera federale, quella degli Stati membri. Un'estensione delle materie in cui è possibile procedere alle decisioni con maggioranza qualificata, dicendo addio ad un altro sacrosanto principio che avrebbe limitato il potere di legiferare e di tassare: l'unanimità.
Ecco, insomma, disegnata in u
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