di MATTEO CORSINI
"Il punto di non ritorno è già passato, non possiamo restare in Italia: c'è solo una strada, la secessione." Questa dichiarazione di Umberto Bossi non risale agli anni Novanta, ma allo scorso 29 luglio. Ebbene sì: dopo aver passato buona parte dell'ultimo decennio al governo del Paese assieme a Berlusconi (per di più inventando per se stesso un improbabile ruolo di ministro per le riforme) senza raggiungere alcun risultato apprezzabile, e dopo essere stato più o meno spodestato da Maroni, Bossi non si limita a trascorrere con “the family” le vacanze estive, bensì, imperterrito, continua a frequentare le feste leghiste, ripescando la secessione.
Anni e anni in cui l'ormai ex Capo ha alternato fasi federaliste a fasi secessioniste; anni dei quali, per i non leghisti o i non nostalgici, resta ben poco, a parte la corresponsabilità per l'Imu e le sceneggiate sulle sedi secondarie dei ministeri al Nord (invece di abolire quelli di Roma!). E questo volen
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