di ROBERTO GREMMO
L’artista gridava dal palco tutto il suo disprezzo per il Parlamento; affibbiava epiteti insultanti agli avversari, incitava a battersi contro gli abusi dell’Europa. Davanti a lui i seguaci vocianti erano una varia umanità dalle idee strambe e confuse che inalberavano la bandiera con le stelle.
In un’Italia confusa e divisa, la vicenda di questo pittoresco personaggio del mondo culturale prestato alla politica fece rumore e spaventò tutti. Ma durò poco. Ovviamente (non l’avevate capito ?) stiamo parlando di Gabriele D’Annunzio e dello “Stato libero di Fiume”. Artista della penna, poeta e scrittore di successo, nel 1920 mise in crisi l’Italia liberale con la beffarda e dirompente occupazione di Fiume, trasformata in Stato libero sotto la bandiera inventata dallo stesso D’Annunzio: le stelle dell’Orsa Maggiore circondate dal serpente che si morde la coda nel drappo nero. La sua avventura politica con la metamorfosi da scrittore a uomo d’az
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