di DIEGO GABUTTI
Contro la globalizzazione, il mostro che fa «buh» ai popoli e alle anime belle nella Notte di Halloween della sociologia chic, sono scesi ormai in campo tutti quanti: no global in tuta bianca e nera, pacifisti, vegetariani, disobbedienti, difensori delle «culture multiple» e delle «identità irriducibili», fieri oppositori della «cultura indifferenziata» e persino difensori delle «biodiversità», la madre di tutti i paroloni. Vedrete che tra poco, in nome della «biodiversità», dichiareranno guerra alla globalizzazione anche gli stitici, i filatelici e gli zampognari del presepe.
Ma contro che cosa precisamente si schierano i nemici del «globalismo»? Con globalizzazione, qui nelle società aperte, s’intende il progetto d’un mondo senza barriere, agile, grasso, dinamico, libero e possibilmente vantaggioso per tutti. Un mondo che per funzionare, come tutti si augurano, specie i paesi poveri, deve poter contare su governi legittimi e rappresentativ