di CLAUDIO ROMITI
Nuovo governo, vecchie ricette economiche. Cambiano le facce nella stanza dei bottoni, ma la demenziale spinta keynesiana che emana dal mainstream politico-mediatico sembra addirittura più intensa di pria, tanto per parafrasare il celebre Petrolini.
Basta sintonizzarsi su un qualunque pollaio televisivo di disinformazione democratica per assistere ad una vero e proprio bombardamento di proposte economiche che vanno sostanzialmente tutte in una unica direzione; quella di far ripartire la ripresa esclusivamente dal lato della domanda. In soldoni, l'esercito di pseudo-keynesiani in servizio attivo permanente, con la cadenza di una mitragliatice, ci spiega che se non mettiamo altri soldi nelle tasche dei cittadini-consumatori, incentivando la domanda di beni e servizi, il Paese non potrà mai imboccare la strada della crescita. Ed è da talmente tanto tempo che una simile scempiaggine circola nella nostra società che essa è oramai divenuta una mera credenza popol
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