ALL’INTELLETTUALE DI REGIME PIACE LO STATO IMPRENDITORE

di MATTEO CORSINI

Come su diversi altri argomenti, ho sempre trovato illuminanti le considerazioni di Murray Rothbard sul rapporto tra intellettuali e potere politico. I primi sguazzano nel ricevere incarichi ben remunerati dai politici, i quali, a loro volta, ottengono dagli intellettuali un supporto utile e (apparentemente) scientifico alla loro visione di parte. In materia economica non deve stupire che, a maggior ragione in Paesi con una forte tradizione statalista e assistenzialista, gli intellettuali che forniscono argomentazioni a favore dell’aumento del ruolo dello Stato nell’economia ottengano incarichi e ruoli di (sotto)governo.

Si pensi a una economista che da anni basa la sua attività sulla ripetizione continua della necessità di avere uno Stato imprenditore, magari start-upper, perché senza di esso oggi non avremmo nessuno degli strumenti tecnologici con cui lavoriamo o semplicemente ci svaghiamo nella vita di tutti i giorni.

Si tratta di Mariana Mazzucato, che, non a caso, è consulente del presidente del Consiglio e membro della task force che consiglia il governo sulla fase 2. Secondo Mazzucato:

  • “Lo Stato non può limitarsi ad aggiustare i danni economici provocati dalla crisi finanziaria e dall’epidemia. Esso deve dare una forma nuova ai mercati, alle organizzazioni produttive e ai rapporti sociali e di lavoro che premi la creazione di valore e la resilienza sociale e ambientale. In linea con le recenti misure adottate nei precedenti decreti (sui temi della Golden power e sulle condizionalità legate ai prestiti garantiti), andrebbe potenziata la capacità dello Stato di dare direzionalità e promuovere il coordinamento degli investimenti e delle filiere produttive individuate come strategiche”.

La seconda frase, tipica di ogni pianificatore, se applicata con coerenza porterebbe direttamente al socialismo reale. La resilienza sociale e ambientale dei Paesi che hanno avuto la sventura di passare per una tale forma di pianificazione non è stata formidabile. Ma Mazzucato ha la soluzione:

  • “Ciò deve essere fatto con una intelligente e consapevole logica programmatrice, che eviti la dispersione indiscriminata degli interventi e che dia coerenza ai diversi livelli di governo”.

Anche ammesso che sia animata da buone intenzioni, Mazzucato pare non preoccuparsi del fatto che un numero ristretto di pianificatori, per quanto “esperti”, non può possedere le conoscenze che sono diffuse tra miliardi di persone. Per quanto gli “esperti” siano realmente tali, non possono essere onniscienti.

E se il buongiorno si vede dal mattino, l’ispirazione fornita per l’ennesimo DPCM o per applicazioni per tracciare i contagiati (o supposti tali) non lascia ben sperare per il proseguimento della giornata. E’ evidente, però, che chi fornisce al governante di turno consigli come quelli che sono i cavalli di battaglia di Mazzucato, avrà sempre un ruolo come consulente di questo o quel governo, oppure buone cattedre in università pubbliche.

A pagarne le conseguenze sono coloro i quali vorrebbero, semplicemente, che lo Stato facesse il meno possibile (ivi inclusi coloro, come me, che preferirebbero che facesse meno del meno).

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