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Bhattacharya: “La censura sulla pandemia ha ucciso migliaia di persone”

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di PIETRO AGRIESTI

In questo articolo (clicca qui), leggerete il racconto di quando Jay Bhattacharya fu chiamato al Quartier Generale di Twitter, incontrò Musk, ed ebbe modo di vedere la propria storia sul social, e vide come sia lui che Martin Kulldorff erano stati blacklistati e la loro visibilità ridotta.
Bhattacharya e Kulldorff essendo due dei tre firmatari originali insieme a Gupta della Great Barrington Declaration avevano criticato i lockdown e Fauci. Kulldorff era molto attivo contro la chiusura delle scuole. Bhattacharya insisteva contro i lockdown. La risposta fu censurarli e screditarli.

La discussione sul covid e su tutti gli aspetti della gestione della pandemia è stata incredibilmente viziata da una costante censura sui suoi diversi aspetti – efficacia dei vaccini, effetti collaterali, validità dei tamponi, chiusura delle scuole, lockdown, coprifuoco, obbligo di mascherine, distanziamento, obblighi vaccinali, green pass, i protocolli di cura, etc… – ma senza questa censura le cose avrebbero potuto andare diversamente? Bhattacharya risponde così a questa domanda:

  • “Pensa che la risposta alla pandemia sarebbe stata diversa se voci come la sua non fossero state soppresse?
    Sì… credo davvero che la censura uccida, e la censura ha ucciso durante questa pandemia. Le politiche adottate avrebbero potuto essere molto migliori… Le politiche adottate sono state incredibilmente dannose per le vite e i mezzi di sussistenza di molte persone. 100 milioni di persone gettate nella povertà in tutto il mondo: questa è la stima della Banca Mondiale. Le conseguenze di questa situazione avranno effetti enormi sulle vite e sui mezzi di sussistenza delle persone in futuro. E naturalmente tutti questi bambini sono stati privati dell’istruzione per anni. Questi sono risultati assolutamente monumentali delle politiche che abbiamo adottato durante la pandemia, e avrebbero dovuto essere discussi liberamente. La mia opinione sulle prove scientifiche è che era così chiaro, anche all’epoca, che non avremmo dovuto chiudere le scuole. E se ci fosse stato permesso di avere una discussione libera ed equa, credo che le scuole non sarebbero state chiuse – se non ci fosse stato questa sorta di sistema di demerito per le persone che parlavano contro questo tipo di politiche”.

E al di là di tutto, che si fosse o meno d’accordo con la Great Barrington Declaration, credo che Bhattacharya, Kulldorff e Gupta, siano stati eroici nel presentarla, esponendosi a quanto venuto dopo. Non solo censure, ma attacchi al loro lavoro, alla loro carriera e personali, minacce e accuse di ogni tipo.

E lo stesso vale per AIER, l’American Institute of Economic Research, che finanziò l’evento da cui nacque la Great Barrington Declaration, e fu immediatamente oggetto di un attacco ridicolo e fasullo, che rimbalzò ovunque, basato sull’accusa di essere un covo di negazionisti climatici e di prendere i soldi dai Koch Brothers. E fu da qui che Jeffrey Tucker lasciò AIER per fondare il Brownstone Institute, dedicato specificatamente all’opposizione alle politiche liberticide sul covid e alla censura della discussione pubblica.

In questa storia, che qui ho solo accennato, si intrecciano le storie di Bhattacharya, Kulldorff e Gupta, della GBD, dell’AIER, del libertarismo americano, della censura, degli abusi commessi da Fauci, delle NCLA (New Civil Liberties Alliance), delle cause che da quegli abusi sono nati, dei Twitter Files, di Elon Musk, di Substack, del giornalismo indipendente di gente come Taibbi, Greenwald, Weiss, Shellenberger, Lee Fang, Arora, etc.. e tanto altro ancora.

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