di GEPPO CIATTI
Il 4 ottobre, al primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, Flávio Bolsonaro ha ottenuto circa 56 milioni di voti, contro i 53,7 milioni di Luiz Inácio Lula da Silva. I due si affronteranno al ballottaggio del 25 ottobre. Nelle settimane che precedono il voto, il governo del comunista pregiudicato – ultimo baluardo del Socialismo del XXI secolo in America Latina) ha annunciato una serie di misure di sostegno economico per i brasiliani, alcune già avviate e altre ancora in fase di definizione. La stampa brasiliana le ha definite “pacote de bondades”, letteralmente «pacchetto di benefici», in lingua volgare una “valangata di sussidi” a spese dei contribuenti.
C’è la “Bolsa Família”. Il governo ha annunciato un aumento del 15,17% del principale programma di assistenza sociale brasiliano. Da ottobre il beneficio minimo mensile è passato da 600 a 691 reais per famiglia. Secondo il governo, l’incremento serve a recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, che ovviamente è causata dal governo stesso.
I carburanti. Il 9 ottobre sono state annunciate agevolazioni fiscali temporanee sulla benzina e la proroga degli sgravi sull’etanolo (come una Meloni qualsiasi), insieme a maggiori sussidi per il diesel. L’esecutivo motiva gli interventi con l’aumento dei prezzi internazionali del petrolio e con la necessità di contenere i costi per consumatori e imprese.
Micrimprese. Il 13 ottobre il governo ha presentato il programma Prospera MEI, rivolto ai microimprenditori individuali. Tra le iniziative annunciate figurano la cancellazione di 12,6 miliardi di reais di debiti tributari, riferiti a circa 3,6 milioni di attività, e il cosiddetto Pix MEI: contributi a fondo perduto fino a 5.000 reais per investimenti nelle piccole imprese. È inoltre prevista una rinegoziazione dei debiti bancari. Le misure devono però essere distinte per stato di attuazione: alcune richiedono ancora passaggi legislativi o ulteriori definizioni operative.
Gli aiuti agli universitari. Lula ha inoltre annunciato l’intenzione di estendere dal 2027 il programma Pé-de-Meia agli studenti universitari, con un contributo previsto di 700 reais mensili per dieci mesi e un bonus annuale. Si tratta di un progetto annunciato, non di pagamenti già in corso.
Secondo una ricostruzione pubblicata da UOL il 14 ottobre, l’insieme delle misure annunciate dopo il primo turno avrebbe un impatto fiscale stimato in 25,8 miliardi di reais fino al 2027. Includendo anche le iniziative precedenti, il costo potenziale complessivo arriverebbe a 74,6 miliardi. Sono stime che comprendono provvedimenti con diverso grado di attuazione e non equivalgono necessariamente a somme già spese.
I dati descrivono una successione di interventi pubblici annunciati in piena campagna elettorale, quella che Lula sta perdendo. Il calendario è un fatto; l’intenzione di comprare voti è palese. I danni economici che verranno causati in futuro, invece, se li accollerà il prossimo presidente.

