CARLO CATTANEO, “EROE ITALIANO” A SUA INSAPUTA

di ROMANO BRACALINI

cattaneoCarlo Cattaneo non appartiene all’oleografia risorgimentale e non entra nella galleria dei “padri e dei padrini della patria”. A differenza di Garibaldi e Mazzini, che pure in contrasto con i moderati monarchici contribuirono alla formazione dello stato unitario, egli rifiutò ogni ruolo quando capì che nessuna delle sue idee poteva essere accolta. E tuttavia la propaganda non ha esitato con un colpo di mano più ridicolo che efferato ad annoverarlo tra gli artefici dell’unità. A Grinzane Cavour, nelle Langhe, un viale imbandierato di tricolori è dedicato agli “eroi italiani”: vi si incontrano, ovviamente, Cavour, Mazzini, Garibaldi e, proditoriamente, come un colpo nello stomaco, Carlo Cattaneo “eroe italiano”, a sua insaputa. Basta una rilettura rapida della sua storia per smentire gli improvvidi propagandisti di Grinzane. Cattaneo in anticipo su tutti intravide i limiti di un sistema che dava autorità ai prefetti e poca libertà al cittadino. Lavorò per portare l’individuo al centro della società affermando, in polemica con la concezione socialista, che lo stato doveva esistere per il cittadino e non viceversa. Con eguale forza di convinzione si oppose sia al principio unitario mazziniano sia all’indirizzo burocratico e autoritario della monarchia sabauda. Fu contemporaneamente contro Garibaldi e contro Cavour. Fu contro lo stato accentratore che soffocava le libertà e le autonomie locali.

Sebbene il moto risorgimentale si fosse svolto essenzialmente al Centro-Nord e Cattaneo, come Mazzini e Garibaldi fosse settentrionale, nel nuovo stato unitario le regole parvero invertirsi e si assistette a una riedizione del regno dei Borboni, con l’avvento in ogni campo della burocrazia statale di stampo meridionale.La nuova classe dirigente succeduta alla onesta ed efficiente burocrazia piemontese rappresentava, dice Piero Gobetti, la piccola e media borghesia meridionale, storicamente e culturalmente impreparata ai compiti di un governo liberale moderno, concepito e voluto dalle avanguardie politiche ed economiche del Nord. Prima ancora di veder fallire il suo progetto, Cattaneo, uomo schivo e sdegnoso del podio, preferì il volontario esilio in Svizzera piuttosto che vivere sotto la monarchia e rinunciare anche a uno solo dei suoi principi. Cominciò così il suo progressivo isolamento dal quale non lo ha tratto la Repubblica, governata per oltre un cinquantennio da una oligarchia corrotta e inamovibile. E quando la Repubblica si occupa di lui, lo fa, come abbiamo visto,per stravolgerne il pensiero e l’ideale.

L’attuale crisi dello stato centralista ha propiziato il recupero del suo pensiero e rilanciato, dopo il terrore ideologico e lo statalismo fallimentare, il principio della libertà dell’individuo e dell’autonomia dei popoli.

Cattaneo non solo ebbe l’intuito e la preveggenza di indicare nella Repubblica federale, sull’esempio della Confederazione elvetica, formatasi per aggregazioni successive, l’unica forma di unità possibile per un paese variegato e difforme come l’Italia, ma nella prefigurazione degli Stati Uniti d’Europa vedeva il solo modo di sconfiggere le rivalità e gli egoismi nazionali, causa di tanti lutti, rovine e miserie. Siamo di nuovo davanti a un bivio storico con un Sud sempre più arretrato e alla deriva e un Nord che sogna il distacco e l’indipendenza dall’Italia. All’Europa i cittadini chiedono più libertà e autodeterminazione come diritto inalienabile dei popoli. Non è questa l’Europa dei popoli immaginata da Cattaneo. Così il ritorno della sua fortuna coincide con il fallimento unitario italiano e la catastrofe dell’Europa burocratica di Bruxelles.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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