di CARLO MATTEO PERUZZINI
C’è qualcosa di peggio dello Stato sociale, ed è lo Stato etico. La comunità istituzionale, a qualunque livello essa si ponga (e imponga), tende non solo a determinare con la programmazione centrale quelle che sono le dinamiche sociali, il welfare, l’analisi dei bisogni percepiti e creati ad arte dallo Stato stesso attraverso la redistribuzione della ricchezza, ma anche ad ergersi a supremo giudice di ogni forma di comportamento.
Se infatti è pur vero che chi fuma o persegue altre abitudini voluttuarie che possono aumentare in qualche modo il rischio di malattia e pertanto la spesa sanitaria, incide sulla comunità nella sua capacità produttiva e nel suo impiego delle risorse, è vero dall’altra parte che in un sistema di garanzia assicurativa sanitaria, secondo un modello di allocazione delle risorse basato sulla libera concorrenza di mercato, ciascuno è responsabile del rischio che decide di correre, e il maggior rischio sanitario si traduc