CHE GUEVARA A SUO PADRE: DEVO CONFESSARTI CHE MI PIACE DAVVERO UCCIDERE

di ALFREDO SERRA “Molto tempo fa, nell’antica Cina, i pavoni dominavano la città, perché avevano inventato i fuochi d’artificio. Ma ciò che ha portato colore e gioia ha portato anche oscurità e distruzione. (Anonimo, XVII secolo) In una lettera ai suoi genitori della Sierra Maestra, Ernesto Guevara ha detto loro addio: “Vi ricordo e vi amo. Non dimenticate questo piccolo condottiero del Ventesimo secolo”. (I condottieri erano soldati mercenari italiani del Medioevo). Questo finale, come tante altre lettere e pagine del suo diario e libro “El Socialismo y el hombre nuevo”, (1965), e senza dubbio la fotografia casuale scattata da Alberto Díaz (Korda, il suo pseudonimo), nel 1960, intitolata “Heroic Guerrilla”, bastò a milioni di giovani di sinistra provenienti dall’America Latina e dall’Europa per inginocchiarsi davanti a questo mito nascente, poi moltiplicato dalla foto di Korda su milioni di magliette. Come non abbracciare l’uomo che ha detto: “Il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore”? Ma, come i pavoni prima dei fuochi d’artificio, sotto quell’idilliaco…

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