di LEONARDO FACCO
La riflessione sulla tassazione è antica quanto lo Stato stesso. Personalmente, ne ho fatto una battaglia personale da quasi 30 anni a questa parte. Già nel XVI secolo, il buon Étienne de La Boétie, nel famoso Discorso sulla servitù volontaria, individuava nel consenso alla coercizione il fondamento del potere politico, e quindi anche della fiscalità. Per La Boétie, gli uomini “si lasciano spogliare dei loro beni” perché hanno interiorizzato l’abitudine all’obbedienza1, un'abitudine che in tempi moderni è diventata vera e propria accondiscendenza, se si fanno salvi alcuni evasori convinti.
Nel XVIII secolo David Hume, negli Essays, Moral and Political, notava come l’oppressione fiscale fosse tra le principali cause di rivolta e decadenza degli imperi2. Un concetto ripreso con cura e dettagli da Charles Adams nel suo magnifico libro For Good and Evil. La tassazione non era dunque un mero strumento tecnico, ma un meccanismo che poteva compromettere
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