di GERARDO COCO
Nel mese di giugno gli elettori britannici andranno alle urne per decidere se restare nell'Unione europea o andarsene per sempre. Sebbene non sia vincolante è considerato per l'unione come test di solidità e in tal senso, molto significativo. Il primo ministro Cameron annunciando il referendum del 23 giugno, ha già votato: "Chiederò di restare nell'Unione europea". Cameron chiede flessibilità e si illude di poter riformare l’Europa dall'interno senza cedere sovranità.
Il suo più illustre e lungimirante predecessore, Winston Churchill, disse che se l’Inghilterra avesse dovuto scegliere tra l’Europa e il mare aperto avrebbe scelto il mare aperto. E aveva ragione. Paventava, infatti, che l’Europa potesse essere costruita su base coercitiva e burocratica. Da liberale, credeva in una regolamentazione snella e leggera e sul governo laburista del dopoguerra disse «Se produci 10.000 leggi distruggi il rispetto per la legge».
Jean Monnet, ritenuto
Io non capisco tuttora perché il Regno Unito non sia rimasto fuori fin dall’inizio da questa miserabile vicenda europea.
Ricordo che esisteva il Commonwealth tanti anni fa. C’era già per l’inghilterra una specie di spazio comune coi territori d’oltremare.
Quella era già una specie di unione, se non ricordo male.
A me piacerebbe che l’inghilterra se ne andasse.
Primo perché l’unione europea va a ramengo.
Secondo perché rimarrebbe una specie di rifugio delle libertà poco distante.
Sono curioso di vedere tra i politici italiani chi si schiererà con coloro che ne auspicano l’uscita.