di VALENTINA CAVINATO
In un articolo del 7 luglio 2014, forse qualcuno di voi se lo ricorda, scrissi che la violenza estrema sarebbe arrivata anche nelle nostre scuole. Vi raccontavo che parecchi anni fa, nelle scuole francesi erano stati installati all’ingresso i metal detector, già nei collège (scuole medie). Ogni tanto ci scappa il morto, ma non nelle banlieue, anche in un liceo di Montmartre e in altre zone di tutto rispetto.
Il caso che mi aveva fatto gelare il sangue, era accaduto in una scuola elementare di un paesino al centro della Francia. Un bambino di otto anni, mentre si trovava in mensa, aveva ucciso una sua compagna di classe (3ª elementare). Pensate a quella mamma, che la mattina aveva accompagnato a scuola la sua bimba e che questa era poi uscita in una bara. Otto anni!
Da sempre vi dico, che basta guardare la Francia di oggi, per sapere come sarà l’Italia di domani. All’epoca molti mi ridevano in faccia. Forse oggi non hanno più tanta voglia di ridere. Vi avevo anche raccontato di una riunione, tenutasi una ventina di anni fa, tra psicologi francesi e psicologi italiani provenienti da una società di formazione di Roma, in cui mi ero occupata della traduzione simultanea. I francesi chiedevano dei corsi di formazione specifici per i loro insegnanti, proprio per prepararli alle violenze e per superare il trauma subìto dopo un’aggressione. Il personale scolastico era terrorizzato, veniva regolarmente aggredito. Gli psicologi italiani strabuzzarono gli occhi e dissero che non avevano nessun corso di formazione del genere e che addirittura non erano a conoscenza di questo enorme problema francese.
Ora la situazione italiana è cambiata e infatti siamo qui a parlarne.
Due anni fa, ad Abbiategrasso, un sedicenne accoltellò l’insegnante. Grazie a un amico che vive da quelle parti, seppi subito che il ragazzo appartiene a una famiglia originaria di quella zona.
A Milano, una ragazzina milanese e di buona famiglia, ha spaccato una bottiglia di vetro (ho visto il video) e ha ferito gravemente un ragazzo, per rubargli gli auricolari. Pare che in Darsena accada spesso.
Sempre a Milano, pochi mesi fa, in un appartamento situato in una bella zona, si era tenuta una festa tra ragazzi. A tarda sera, forse perché si annoiavano, si sono divertiti a lanciare delle bottiglie dalla finestra del quarto o quinto piano. Una bottiglia ha colpito l’auto di un tassista che aveva la dashcam a bordo. Gli hanno centrato il parabrezza, il quale è esploso. Anche in questo caso ho visto il video.
Dovreste ascoltare i racconti di una mia cara amica che da ben 38 anni fa la tassista di notte a Milano. Andate a vedere cosa combinano i ragazzi e le ragazze di buona famiglia, che tutte le sere fino a tardi stanno fuori dai bar a bere come spugne.
LA VIOLENZA GIOVANILE È UN FENOMENO TRASVERSALE!
I maranza delinquono e sapete benissimo come la penso riguardo ai migranti, ma è arrivato il momento di togliersi il paraocchi, perché ormai anche i nostri bravi ragazzi italiani, i figli dei nostri vicini di casa, dei nostri colleghi, o dei nostri stessi parenti, stanno diventando un pericolo.
Da tempo, in caso di brutti voti, i genitori vanno a scuola a picchiare gli insegnanti, perché la loro prole va sempre difesa, i figli sono dei geni, sempre molto intelligenti, bravi ed educati. Poi però questi “santi” vanno a scuola con un coltello nello zaino. Dalla mia generazione in poi, i genitori hanno smesso di fare i genitori. E sono fermamente convinta che il peggio non lo abbiate ancora visto.
La notte, ormai da decenni, le mamme si caricano il pargolo in auto e cominciano a vagare, aspettando che si addormenti, per poter rincasare e, infine, metterlo a letto. Gli stessi genitori fanno dormire il bimbo nel loro lettone, “così non piange”, “è più comodo”. Quando il figlio ha già spento diverse candeline e diventa ingombrante, allora a malincuore lo fanno dormire nella sua cameretta. Come sia possibile che un genitore non capisca che quel figlio lo sta rovinando, rimane un mistero.
Poi, qualsiasi sassolino si presenti sulla strada, il genitore è sempre lì pronto a toglierlo. I ragazzi che non cadono mai, poi diventano uomini e donne incapaci di affrontare la vita e per qualsiasi puttanata, anche a trent’anni e più, chiamano la mami e il papi.
Intendiamoci, la colpa non è dei ragazzi, la colpa è solo dei genitori, che gli impediscono di crescere e di diventare dei veri adulti, perché a trent’anni, cari miei, sei adulto. I genitori italiani amano creare questa dipendenza da parte dei figli, perché così si sentono importanti e pensano di essere i migliori genitori del mondo. Moltissime mamme accompagnano i figli, ormai grandi e grossi, ai colloqui di lavoro. E potrei continuare questo elenco per ore, ma penso che possa bastare.
Avrete visto anche voi le folle di ragazzini giovanissimi e felici per l’esito referendario, che hanno manifestato nelle piazze in questi giorni, con la scritta “NO” sulle guance. E vi siete stupiti. Io no. I genitori imbecilli non possono avere figli intelligenti.
Il futuro lo vedo nerissimo, ma non solo per quanto riguarda l’economia e la politica. Questa violenza giovanile, che è in forte aumento, e queste ultime generazioni, quelle con la colonna vertebrale fragile, saranno un problema per tutti. Pensate poi che questi ragazzi a loro volta diventeranno genitori e saranno ancora più incapaci di ricoprire quel difficile ruolo.
Abbiamo ventenni e trentenni che continuano a lagnarsi perché sono esausti, pur lavorando in smart working, cioè in pantofole davanti al PC. Non vi è mai capitato di parlare con i genitori di questi poveri ragazzi stanchi? Ne parlano come se il figlio passasse dodici ore al giorno in miniera a spaccare pietre, o come se facesse l’operaio in una catena di montaggio. Noi boomer tanto disprezzati ci sobbarcavamo anche più di due ore di viaggio sugli spostapovery per andare e tornare dall’ufficio e lavoravamo bene, perché i nostri genitori ci avevano abituati così, ci avevano trasmesso il valore del lavoro e non è che gli stipendi fossero chissà cosa. Eppure non cadevamo in depressione e non ci lagnavamo.
I figli dei genitori in gamba, si trasferiscono all’estero, perché sanno che in questa cloaca non avranno un futuro e perché hanno voglia di lavorare seriamente. Inoltre impareranno benissimo una lingua straniera. Gli altri figli, quelli viziati e con la colonna vertebrale fragile, non si allontaneranno mai, perché devono restare appiccicati a mammà e allo Stato… mammone!
Mala tempora currunt sed peiora parantur.
Mi raccomando, voi preoccupatevi degli iraniani…

