LA DITTATURA BUROCRATICA ITALIANA DALL’UNITA’ A OGGI

di ROMANO BRACALINI

DITTATURA BUROCRATICANel 1866 per istruire la pratica di un mandato di pagamento occorrevano 1 ora e 20 minuti, con un costo per lo Stato di una lira e 12 centesimi.

In un secolo e mezzo i tempi si sono dilatati e i costi aumentati in conformità. E’ cambiata in peggio solo la qualità dei servizi resi al cittadino-suddito.

Nel primo quindicennio del secolo la burocrazia è ancora snella (3.000 addetti in organico nel 1861; poco più di 11.000 nel 1876), gli impiegati sono generalmente di origine piemontese, di estrazione piccolo-borghese, indipendenti, secondo la tradizione sabauda, dal potere politico.

Con la riforma Cerboni del 1877, entrano negli uffici contabili i primi tecnici specializzati: ingegneri ferroviari, geometri del genio civile, ufficiali del catasto ecc. Ne risulta una prima massiccia moltiplicazione degli organici.

Inoltre dal 1876, con l’avvento della sinistra al potere, la burocrazia passa sotto il controllo del potere politico, con il conseguente aumento della corruzione e del clientelismo. Cambia la stessa natura della burocrazia che da “piemontese” diventa generalmente meridionale, autoritaria e pigra.

Con l’epoca Giolitti, nel primo quindicennio del Novecento, si assiste a una ulteriore crescita del personale statale e alla crescente e inarrestabile meridionalizzazione dei funzionari e degli impiegati pubblici. La provenienza sindacale e la formazione giuridica diventano elementi indispensabili per la carriera e l’accesso ai più alti vertici dell’amministrazione statale.

La prima guerra mondiale fa crescere la burocrazia: lo Stato deve accollarsi funzioni nuove. Una legge fascista del 1923 fissa le gerarchie interne istituendo 13 gradi gerarchici. L’impiegato statale ha meno diritti sul posto di lavoro, ma gode di una posizione sociale privilegiata e di prestigio. La tessera del partito è indispensabile per essere assunto e far carriera nell’amministrazione pubblica. Dal 1938 gli impiegati devono indossare la divisa con i relativi gradi gerarchici. La divisa conferisce autorità e decoro a chi l’indossa. In quello stesso 1938 viene fissato il tetto massimo (10%) di posti accessibili alle donne, per le quali un regio decreto del 1939 stabilisce le mansioni “particolarmente adatte”. Mansioni che il regime, senza il timore di squalificarne il ruolo e la dignità, definisce prettamente “donnesche”.

Con la caduta del fascismo e la fine della guerra, la burocrazia rimane al suo posto. La minacciata epurazione di fatto decade senza alcuna conseguenza reale. Togliatti, ministro della giustizia, aveva voluto così,per non dover procedere contro parecchi comunisti che erano stati notori fascistoni. E’ la storia eterna di questo paese. Franza o Spagna purchè se magna.

Negli Anni Cinquanta si sviluppa un sindacalismo autonomo (e successivamente quello d’impronta cattolica) capace di tradursi in gruppo di pressione (e di clientela) nei confronti del Parlamento e dei partiti. Scompaiono gli alti burocrati di scuola giolittiana, sostituiti dalla generazione formata dal fascismo e dalla successiva partitocrazia. Diminuisce la qualità professionale e aumenta l’influenza dei partiti che impongono e decidono le assunzioni. I partiti di governo, ma specialmente i maggiori,PCI e DC, si spartiscono le nomine negli enti pubblici; e questa è una norma che impera tutt’oggi: non conta il merito e la professionalità ma la devozione e la tessera.

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