di CARLO MELINA
Meno tasse, meno stato, più libertà, più impresa, ma non basta. Non può e non deve essere la questione economica, non solo quella, a provocare il popolo veneto. A destarlo dal suo torpore, a riconciliarlo con la sua storia. No, il Veneto dei veneti, il Veneto del “veneto è, chi veneto fa”, non è la Città del sole di Campanella, né l'Utòpia di Tommaso Moro, con strade pulite, poche tasse e tante opportunità. Il Veneto, meglio, la Venetia che deve risorgere, è anzitutto un territorio spirituale. Una comunità di persone che esiste solo nel riconoscimento di un’identità propria, che, solo se illuminata dalla tradizione mutualistica e cooperativa della Dominante, può avere un futuro.
Il cittadino della Venetia, non sarà più o meno onesto degli altri, più o meno laborioso per una formula astratta. Sarà semplicemente veneto, nell’unico modo in cui un veneto può essere tale: attraverso la sua collocazione all'interno di un sistema di valori
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