di CLAUDIO ROMITI
Come è noto, Michele Boldrin è stato eletto da pochi giorni presidente di Fare per fermare il declino. Uscito facilmente vincitore nella corsa alla leadership di questo piccolo movimento per mancanza di adeguati competitori interni, soprattutto a causa della irreversibile defaillance di Oscar Giannino, il professore veneto è partito lancia in resta nel tentativo di rilanciare l'offerta politica del nuovo Fare.
Tralasciando i complessi e "liquidi" passaggi che hanno consentito a Boldrin di prendere in mano le redini di tale movimento, la mia attenzione di osservatore è stata inesorabilmente attratta da alcuni documenti, con intento chiaramente propedeutico per l'azione politica ed organizzativa, elaborati dalla nuova dirigenza boldriniana. In particolare, affetto forse da un eccesso di sensibilità liberal-libertaria, leggendo un dettagliato "codice etico" scritto dallo Stesso neo-presidente mi sono cadute letteralmente le braccia. Ed ancor di più nel legger
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