di MATTEO CORSINI Stefano Fassina, dimissionario viceministro dell’Economia in quota PD (sottosezione “giovani turchi”), pare non avere (ancora) digerito il fatto che Matteo Renzi sia diventato segretario del suo partito: “Il lavoro si crea con politiche macroeconomiche di sostegno della domanda aggregata, favorendo investimenti e consumi interni. E’ deprimente il ritorno dell’ossessione sull’articolo 18 e sulle regole dopo i conclamati fallimenti della ricetta neoliberista. I rottamatori dovrebbero rottamare anche i falliti paradigmi culturali ancora cari agli interessi più forti.” Le bambinesche diatribe di questi giorni tra lui e il segretario sono l’ennesima prova. Quello di Fassina è peraltro un sentimento piuttosto diffuso tra tutti coloro che prima che esistesse il PD erano nei DS (e, per i meno giovani, PDS e PCI). Fassina è fautore di ricette keynesian-sinistrorse, e la cosa non deve neppure stupire. Ecco, quindi, il richiamo al sostegno alla domanda aggregata, che è un must keynesiano. A prescindere da ciò che si pensa circa l’opportunità che lo Stato favorisca (se così si vuol…















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