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Gli scozzesi arrabbiati per la brexit: “vogliamo secedere”

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di REDAZIONE

“Abbiamo dimostrato che Westminster non lavora nell’interesse della Scozia”, ha tuonato la signora Sturgeon, rilanciando di fatto i toni della campagna in favore di un referendum bis per la secessione dal Regno Unito in caso di “hard Brexit”.

Lo Scottish National Party denuncia in particolare la potenziale sottrazione alla devolution di alcune materie nel testo della legge quadro ‘depurata dagli emendamenti’. Mentre i Conservatori parlano di “strumentalizzazione” e sostengono l’esatto contrario.

Indipendentisti scozzesi arrabbiati insomma, giusto all’indomani della bocciatura al parlamento britannico di Westminster di tutti gli emendamenti alla legge quadro sulla Brexit introdotti nelle settimane scorse dalla Camera dei Lord in funzione di freno a un divorzio hard da Bruxelles.

Il partito della first minister di Edimburgo, Nicola Sturgeon, denuncia il restringimento dei tempi del dibattito imposto dal governo Tory di Theresa May e promette battaglia dopo la protesta sfociata nell’uscita dall’aula.

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3 COMMENTS

  1. Certo che una Scozia che vuole star attaccata all’Europa è un bel problema per la Brexit di Londra… si troverebbero ad avere barriere e dogane interne e siamo nella stessa isola britannica… è vero che hanno già esperienza in materia perché cosa analoga è stata fino a poco fa nella vicina Irlanda, per la maggior parte da lungo legata a Londra… irredentismo che aveva da poco trovato soluzione… ma la faccenda forse si presenta più complicata di quanto pensavano i promotori e vincitori della Brexit.

  2. Le solite e pedanti schermaglie interlocutorie con finalità concrete, ma di portata spicciola. Minacciucole forse più pensate a ottenere o difendere un metro addizionale di vantaggio dal solito tirannico stato centrale. Una oprazione lobbistica di servi verso il dominus.
    La limitazione della libertà è ingiustizia in ogni caso. Catalani e scozzesi però dovrebbero cercare di capire che è incompatibile con le loro reali intenzioni secedere rimanendo nella UE. Ciò almeno come scontato ed automatico esito sperato. Riflessioni e riconsiderazioni sono necessarie in sequenza cognitiva e deliberativa distinta. Fosse per me somministrerei la stessa fava ai proverbiali due piccioni.
    Poi ogni comunità si gratti pure l’esito delle condizioni che si è posto e scelto.
    Non ha più lo stesso senso, in un mondo cosi diverso da quello che diede origine alla Ue, sentirsi o meno europei. Le distanze interpersonali nel mondo sono cosi sbiadite che quelle geopolitiche hanno un gusto tendente al rancido. Solo gli gli appassionati agli stati nazione non comprendono che anche le fortificazioni medievali hanno perso la loro ragione di esistenza quando è cambiata la realtà.
    Ancor più ed oltre al secedere, nel contesto attuale, sarebbe propizio destatalizzare i territori effettivamente liberati emancipandoli alla cooperazione volontaria e spontanea. Ma qui qualcuno potrebbe pensare che stia vedendo Marte troppo da vicino. Pazienza.

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