di GEPPO CIATTI
Dall’inizio del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio 2026, l’impatto economico è stato rapido, diffuso e strutturale. Non si tratta di una crisi locale, ma di uno shock globale che coinvolge energia, inflazione, mercati finanziari e commercio internazionale.
1. Shock energetico globale
La prima e più immediata conseguenza è stata l’impennata dei prezzi energetici.
- Il petrolio è passato da circa 70 dollari a oltre 100–110 dollari al barile
- In alcune fasi ha sfiorato i 120 dollari, con aumenti fino al 50% dall’inizio del conflitto
- Il gas naturale ha registrato forti rialzi, soprattutto in Europa
- La causa principale è il blocco (anche parziale) dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale .
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, siamo di fronte alla più grave crisi energetica della storia moderna.
2. Inflazione globale in aumento
L’aumento dei prezzi dell’energia si è rapidamente trasmesso all’economia reale:
- L’FMI prevede un aumento significativo dell’inflazione globale
- Crescono anche i prezzi alimentari, per via di fertilizzanti e trasporti più costosi
- In Europa si parla apertamente di rischio stagflazione (inflazione + bassa crescita)
In Italia, ad esempio:
- energia e gas potrebbero costare alle imprese quasi 10 miliardi in più nel 2026
- carburanti già in forte aumento
3. Turbolenze nei mercati finanziari
I mercati hanno reagito con forte volatilità:
- Borse in calo generalizzato
- Valute europee in indebolimento rispetto al dollaro
- Fuga verso beni rifugio (oro, dollaro)
Le banche centrali hanno sospeso politiche espansive:
- stop ai tagli dei tassi
- maggiore prudenza monetaria
4. Rischio recessione
L’aumento del costo dell’energia sta alimentando timori di recessione:
- se il petrolio raggiungesse stabilmente 130–140 dollari, il rischio recessivo diventerebbe elevato
- la crescita globale potrebbe ridursi sensibilmente
Il sistema economico resta resiliente, ma molto dipende dalla durata del conflitto.
5. Crisi nei trasporti e nel commercio
La guerra ha colpito anche le catene logistiche:
- traffico marittimo nel Golfo quasi paralizzato
- attacchi a petroliere e porti
- aumento dei costi assicurativi e dei noli
Questo ha generato:
- ritardi nelle forniture
- aumento dei costi industriali
- interruzioni nelle esportazioni energetiche
6. Effetti settoriali
Alcuni settori risultano particolarmente colpiti:
- Industria e chimica → dipendenti dall’energia
- Agroalimentare → fertilizzanti e trasporti più costosi
- Aviazione e logistica → aumento carburanti
Al contrario, altri settori beneficiano della crisi:
- compagnie energetiche
- esportatori di GNL (soprattutto USA), con potenziali extra-profitti fino a 170 miliardi di dollari
7. Ridisegno degli equilibri globali
La guerra sta producendo effetti geopolitici di lungo periodo:
- rafforzamento dei paesi esportatori di energia
- indebolimento delle economie importatrici (Europa, Asia)
- crescente peso di USA e Russia nei mercati energetici
In parallelo:
- accelerazione delle politiche su rinnovabili e nucleare
- ritorno a fonti energetiche alternative, anche più inquinanti
8. Scenario futuro
- Gli analisti individuano tre scenari principali:
- Conflitto breve → impatto temporaneo
- Escalation prolungata → petrolio sopra 110$, inflazione e crisi
- Shock sistemico → crisi energetica globale e recessione
- Conclusione
- La guerra in Iran ha già prodotto uno dei più forti shock economici degli ultimi anni.
- Energia, inflazione, mercati e commercio globale sono entrati in una fase di instabilità strutturale. Il vero fattore decisivo resta la durata del conflitto: più si prolunga, più il rischio è quello di una crisi economica globale paragonabile – se non superiore – a quelle degli anni ’70 o del post-Ucraina.

