di GILBERTO ONETO
La farsa dei simboli elettorali è la perfetta rappresentazione di un paese da operetta. Ci sono i burloni che si inventano (tanto costa nulla...) patacche straordinarie: anni fa gli Ordini Goliardici milanesi si erano presentati con lo slogan «Votate per noi: ruberemo!», una sincerità poco apprezzata. Oggi buontemponi si sono inventati partiti del Bunga-bunga, dei poeti, il “Io non voto”, fino al “Gaydidestra” e al ritorno di Cicciolina.
Ci sono gli eterni innamorati delle ideologie più sfigate: ci sono quattro “falci e martello” e uno tsunami di tricolori, un tappeto cromatico buono per nascondere ogni genere di polvere, detriti e schifezza.
Ci sono le fotocopie studiate per mettere in imbarazzo o per fregare le liste che non hanno consolidata rappresentanza parlamentare. Ne sono vittime soprattutto Monti e Grillo che sono caduti fra i tentacoli di quegli straordinari geni della taroccatura elettorale che sono Renzo Rabellino e Max Loda. I d
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