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I neo-keynesiani rimpiangono il keynes originale

Da leggere

di MATTEO CORSINI Su segnalazione di un amico, ho letto un post dal titolo “Gli incalcolabili danni dell’economia mainstream”, nel quale gli autori, Lucrezia Fanti e Mauro Gallegati, partono da una critica dei modelli macroeconomici ed econometrici utilizzati prevalentemente da accademici e policymakers per poi dare un suggerimento sul da farsi. Posto che non condivido l’idea che nei modelli mainstream via sia “solo qualche tinta a intensità variabile di “keynesismo bastardo”, evidentemente ritenute insufficienti dagli autori (il paradigma dominante è quello cosiddetto neo-keynesiano, e forse è questo che gli autori considerano “keynesismo bastardo”), c’è un passaggio sul quale vorrei fare qualche considerazione: “A livello teorico il ruolo della domanda aggregata in senso genuinamente keynesiano, dell’innovazione come motore della crescita economica, l’eterogeneità come elemento centrale per l’analisi dei conflitti distributivi e delle disuguagl
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1 COMMENT

  1. Le vuole cosi male quest’amico?
    Nel mondo ordinale non si può fare un passo indietro quando da un nulla si è faticosamente evoluti verso un altro nulla. Quanto al supposto passo in avanti….l’evoluzione continua solo per chi ha deficit cognitivi.

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