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Fondatori: Gilberto Oneto, Leonardo Facco, Gianluca Marchi

I referendum vanno fatti prima che ci si trovi uniti nella miseria

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di GILBERTO ONETO Si parla giustamente di referendum per l’indipendenza di alcune comunità straniere e – con entusiasmante frequenza – anche di regioni nostrane. Sulla totale moralità delle iniziative si è già detto molto, si è fatto puntuale riferimento al diritto naturale, all’autodeterminazione e alla sovranità popolare, si sono ricordati tutti i documenti di diritto internazionale (e i precedenti di applicazione) che sanciscono la giustezza di ogni aspirazione all’indipendenza per affrancarsi da uno Stato oppressivo o estraneo. Si è detto che il diritto di andarsene è comunque vigente ma che assume la forma di un diritto-dovere in presenza di deprivazione culturale e di deprivazione economica: cioè quando una comunità si sente oppressa nella propria identità e derubata del prodotto del suo lavoro non solo è legittimata a liberarsi da chi la opprime (e quindi a riappropriarsi della propria indipendenza) ma è addirittura incoraggiata a farlo. La comunità pa
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