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Il “colpo di mano” manda al macero le riforme e fa riemergere i fantasmi

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di DANIELE VITTORIO COMERO L’8 dicembre 2012, richiama per assonanza politica e numerica, l’8 settembre ’43. Un ricordo che evoca Badoglio e la Germania, la sensazione di essere arrivati alla fine di un calvario, mentre invece si può aprire una nuova guerra civile. Per ora si ha l’impressione di una grossa forzatura. La Casta politica ha certamente fatto un “Colpo di mano” per non correre il rischio di sloggiare dal Palazzo, per cercare di farla franca un’altra volta. I fatti sono noti: pochi giorni prima il segretario PDL Alfano, alla Camera, ha assunto una posizione critica verso il Governo Monti, di non-sfiducia, però salvando il premier. Per tutta risposta Mario Monti ha fatto spallucce e il giorno dopo, a sant’Ambrogio, è andato tranquillo alla Scala, a Milano, a godersi la prima. Il mattino successivo prende e va in Costa Azzurra, a Cannes, nel pomeriggio rilascia dichiarazioni rilassanti, poi verso sera ritorna a Roma. A quel punto, prima di cena, all’im
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