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Il debito non diminuisce aumentando la crescita

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debitodi MATTEO CORSINI

“Tutte le persone di buon senso capiscono che il debito si abbatte solo se aumenta la crescita. Anche chi si preoccupa per la sostenibilità del nostro debito, come i tedeschi, deve capire che la crescita oggi è la priorità”. Quello espresso da Yoram Gutgeld è il mantra che va spesso ripetendo il ministro Padoan, accompagnato dai consensi più o meno unanimi dei keynesiani all’amatriciana. Si tratta di un abbattimento del debito non già in termini assoluti, bensì in rapporto al Pil.

Matematicamente l’affermazione secondo la quale il debito (in rapporto al Pil) si abbatte solo se aumenta la crescita può avverarsi solo se la crescita del Pil nominale (ossi il denominatore del rapporto) supera quella del debito. Una circostanza che incontra serie difficoltà ad avverarsi, dato che il debito è enorme e il Pil nominale cresce poco anche per via del fatto che una quantità ingente di risorse dei cosiddetti contribuenti (nell’ordine degli 80 miliardi annui) serve a pagare gli interessi sul debito.

Senza dubbio un aumento della crescita del Pil aiuta a ridurre il peso del debito, ma sperare di portare il rapporto verso il 60% contando sulla crescita del Pil è illusorio. Servirebbe una accelerazione del Pil nominale che, francamente, è difficile ipotizzare date le condizioni attuali e degli ultimi 3-4 lustri. Suppongo che la speranza governativa sia che l’inflazione dei prezzi al consumo torni a livelli superiori al 2 per cento dichiarato come obiettivo (anche dalla Bce), perché dalla crescita reale del Pil non ci si possono attendere miracoli, in un Paese che sta invecchiando e nel quale chi produce è zavorrato da un carico fiscale che pone l’Italia in posizioni da primato in una classifica della quale non c’è di che rallegrarsi.

Quindi non solo i tedeschi, ma tutti quanti avrebbero ragione ad avere perplessità sul debito pubblico italiano e, soprattutto, a non credere che basti l’aumento del Pil per risolvere il problema. Senza una riduzione decisa della spesa pubblica, della quale peraltro dovrebbe occuparsi lo stesso Gutgeld, unita a dismissioni di asset statali, abbassare il debito è una chimera.

Senza un taglio di spesa degno di essere definito tale, le condizioni per un abbassamento della pressione fiscale degno di essere definito tale non possono realisticamente realizzarsi. Questa dovrebbe essere la priorità.

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1 COMMENT

  1. Ma che crescita e crescita.
    Ma che spending review.
    Ma che inflazione, e inflazione.
    Un solo modo per ridurre un debito del genere, se non si vuole attendere circa 150 anni.
    Annullare d’imperio ed azzerare il debito del 50%.
    Poi, succeda qual che succeda.
    E chi se ne frega.

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