IL «MONDO PICCOLO» DELL’INDIPENDENTISMO VENETO PARE SULLA STRADA GIUSTA

di ENZO TRENTIN

Giovannino Guareschi fu un vero maestro di umanità. Con il «Mondo Piccolo» ci ha parlato di un’umanità periferica, l’umanità che non conta, che magari apparentemente non fa la storia ma che è un’umanità cui guardare con occhi pieni di stupore. Vogliamo parlare dell’assemblea pubblica che si è tenuta a San Bonifacio (VR) per la presentazione di un’unica confederazione di 15 soggetti politico-cultura-sindacali che aspirano all’indipendenza del Veneto.

Cercheremo di farlo con quello spirito (non certo con quella maestria, e ce ne scusiamo) con cui Guareschi attraverso i personaggi che lui ha creato in quel «Mondo Piccolo» che è poi il mondo di tutti noi. Questi personaggi non siedono su posti di potere, e se anche ambiscono ad occuparli sarebbe per poter uscire da un sistema in cui in Parlamento non ci sono veri partiti politici con programmi distinti e contrapposti. Ci sono degli uomini politici che si raggruppavano come clientes attorno alle personalità preminenti non già per il loro spessore “culturale”, bensì per la loro capacità di “acchiappare” voti che legittimino la loro precaria democrazia.

Abbiamo visto a convegno un’umanità reale, concreta, grande e allo stesso tempo anche meschina, perché nel «Mondo Piccolo» c’è spazio per tutti, ci sono tanti tipi umani, quelli appunto un po’ strambi, quelli che sono dei santi senza magari saperlo. Tutti comunque vorrebbero civilmente operare per il ritorno ad un clima sociale che più si avvicini a quello che un ambasciatore francese ricco di esperienza mondana, visitando Venezia alla fine del Quattrocento, ne scrisse in questi termini: «È la città più splendida che io abbia mai visto, e quella che fa più onore agli ambasciatori e agli stranieri e che si governa più saviamente» (Philippe de Commines, Mémoires, 1495). Venezia era allora la prima potenza navale del Mediterraneo e il più forte Stato della penisola italiana.

Tuttavia non sono i sogni di grandezza ad incantare i frequentatori di questo «Mondo Piccolo» dell’autodeterminazione veneta. Si tratta solo di gente che si muove assieme ai suoi pepponi e ai suoi smilzi, in su e in giù, per quelle contrade che videro circa 1.100 di civiltà (anche se a volte sembra bella come una fiaba) laddove in Europa altri e più angustianti erano i regimi.

È questa una delle tante riflessioni che li ha indotti ad abbracciare l’indipendentismo. Tuttavia alcuni sociologi affermano che ci vorranno 10-15 anni per vedere emergere la nuova classe dirigente. Che sarà una minoranza, certo, composta però da soggetti sociali completamente diversi da quelli cui siamo abituati. Sia chiaro: questi soggetti esistono già, si stanno muovendo. Sono sotterranei e silenziosi. Stanno cercando un riconoscimento sociale che finora non hanno avuto. Presto o tardi, ci si accorgerà di loro.

Intanto da quanto emerge dal convegno di Intergruppi tenutosi a San Bonifacio (VR), sabato 29 aprile, sembrano essere emerge interessanti indicazioni di percorso:

  1. È stata presentata una bozza di progetto istituzionale che ripropone più o meno quanto qui pubblicato all’incirca 4 mesi orsono. [vedi qui: https://www.miglioverde.eu/in-anteprima-un-progetto-istituzionale-per-lindipendenza-del-veneto/ ]
  2. Sta per prendere l’abbrivio un referendum telematico che si svolgerà in due fasi a partire dal 12 maggio 2017 (data simbolica: il 12 maggio 1797 cadde la Repubblica di Venezia). Nella prima fase i votanti verranno certificati per ovviare ad ogni contestazione. Con la seconda ci sarà il voto vero è proprio che si potrà esprimere nell’arco di più giorni.

Su questi due argomenti scriveremo nei prossimi giorni. Per il momento ci sia consentito di ritornare al problema sopra accennato: individuare e selezionare una classe dirigente.

Nei giorni scorsi abbiamo visto come uno dei componenti di Intergruppi, il “Gruppo Chiavegato”, abbia stilato un accordo politico con la formazione “Siamo Veneto” del Consigliere regionale Antonio Guadagnini. Ebbene, a seguito di questo agreement alcuni che avevano assicurato la loro presenza ai lavori non hanno partecipato. Costoro ritengono che tale intesa sia umanamente comprensibile, ma non accettabile.

Lucio Chiavegato ha subito alcune settimane di capziosa carcerazione. Ovvio che desideri “monetizzare” le “sue prigioni“ con un’elezione alla Regione Veneto, senza peraltro sottostare alla legale ma illegittima raccolta di decine di migliaia di firme per la presentazione della sua lista elettorale. Tuttavia Lucio Chiavegato, da noi espressamente interpellato, non ha da proporre alcuna delibera di riforma istituzionale che potrebbe partire da quell’Ente. Egli auspica l’elezione di un’improbabile maggioranza indipendentista, mentre per il resto rimanda al futuro.

E questo ci rimanda alla questione di apertura: dov’è la classe dirigente veneta?

È una cosa che è mancata anche alla Lega Nord. Figlia di quel patchwork fra tutte le culture che da scadente autodidatta Umberto Bossi ha ingurgitato, la LN non pensò mai ad avere una. Era mancata persino alla “madre di tutte le leghe”: la Liga Veneta, costretta per questo ad aggregarsi come subordinata alla creatura del “Senatùr”. Eppure la classe dirigente di una nazione deve dimostrarsi capace di rappresentare al meglio la pluralità di centri di interesse che ne compongono la stratificazione sociale, arrivando a sintetizzare una linea politica generale. Questa, dunque, la ragione prima del fallimento dei vari proclami sul federalismo prima e la secessione dopo. Del resto come può un albero dare un frutto buono se le sue radici affondano in un terreno instabile, incerto, sterile?

A partire dal 1990 emerge una situazione in cui vengono alla ribalta personaggi anacronistici che, per ragioni storiche e cronologiche, non sarebbero dovuti comparire in quella situazione. Costoro, pur collocati in un certo contesto, appaiono superati poiché ormai considerati retaggio, appunto anacronistico, di un’epoca passata.

Roberto Maroni poi (nel libro «Il Mio Nord» – Ed. Sperling & Kupfer) spiega: “Secondo problema: gli eletti erano esperti attacchini ma non avevano la più pallida idea della differenza tra un’interrogazione e una mozione, figurarsi quanto potessero capire di bilancio pubblico”. A questo punto potrebbe avviarsi una disamina troppo vasta per essere affrontata in questa sede. Per questo ad esemplificazione ci limiteremo ad alcune semplici constatazioni su tre personaggi che sembrano antiquati:

1) Stefano Stefani,  [VEDI QUI] da sempre elettore del Msi è eletto senatore nella XII e XV Legislatura (1994-96 e 2006-08) e deputato nella XIII, XIV e XVI Legislatura (1996-2006 e 2008-2013). Stefani scrisse sulla “Padania” (2003) una lettera aperta che definiva i tedeschi “biondi stereotipati dall’orgoglio ipernazionalista”. Lo scritto causò la cancellazione delle ferie in Italia del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, e la vicenda si concluse con le dimissioni di Stefani da Sottosegretario di Stato del Ministero delle Attività produttive. Tuttavia, per “giochi politico-parlamentari” venne poi reintegrato come Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Ambiente e del Territorio nel dicembre 2004. Per Stefani il federalismo sembra ridursi ad un concetto assai vago e malleabile. Non è nota alcuna sua azione determinante per introdurre il federalismo in Italia, malgrado questo risulti come il programma politico principale della LN.

2) Alberto Lembo in origine appartiene ad Alleanza Monarchica Giovani. L’anacronistico monarchico nel 2009 fa queste pubbliche confessioni [VEDI QUI]. Dal 1994 al 2001 è parlamentare alla Camera dei Deputati per la Lega Nord. Cosa abbia fatto da pubblico amministratore, e come la pensa è scritto a pag. 497 del libro “La Fiamma di Vicenza”, edito nel 2016: «a Lonigo entra in Consiglio comunale, per la Liga Veneta – Lega Nord, Alberto Lembo, già attivo nel Msi degli anni Settanta, che conquista un seggio anche in Provincia: “La visione del missino era di forte centralismo, forte nazionalismo, scelte che non ho mai condiviso, come non ho mai condiviso le posizioni centraliste e unitarie monarchiche. La Destra culturale è per le autonomie, è per i Popoli, è per le Libertà tradizionali, i Fueros spagnoli, i corpi intermedi, tutto quello che trovi nei grandi autori della controrivoluzione, da Burke, a De Maistre solo per citarne alcuni. Uso spesso il termine di giacobino di destra: già da allora contestavo fortemente la posizione centralista. La visione federalista della Lega, in particolare quella di Miglio, dei grandi federalisti dell’Ottocento, mi andava bene anche da monarchico. Quando sono stato eletto a Lonigo, ho raccolto molti voti del Msi causando, così, la mancata elezione di un loro esponente. Ero alla mia prima esperienza amministrativa: in Provincia ho fatto riferimento a Collese [Gabriele Collese, capogruppo per il Msi. Ndr], tecnicamente molto bravo e, nello stesso tempo, molto umano, molto persuasivo. Spesso ci si appoggiava reciprocamente”.»

Sembrano giustificazioni a posteriori di una persona ideologicamente molto disinvolta. Poco credibili e contraddittorie considerato che il Prof. Miglio prefigurava il neofederalismo. Con la sua teoria del neofederalismo intendeva superare il declino dello Jus Publicum Europaeum, il fallimento del Costituzionalismo e la crisi dello Stato Moderno. Lo sviluppo teorico basato sul neofederalismo non è per Miglio una rottura con i suoi orientamenti precedenti, ma solo coerente continuità. Esso è derivato dalla consapevolezza del venire al pettine di molti nodi del processo storico, soprattutto di quelli dello Stato moderno, che aveva studiato per più di cinquant’anni.

3) Enrico Hüllweck, nella XII legislatura che dura dal 15 aprile 1994 all’8 maggio 1996, è stato deputato per la Lega Nord. Dopo la caduta del primo governo Berlusconi aderisce a Forza Italia. Dal 1998 al 2008 è stato sindaco della città di Vicenza. Dal luglio 2008 al 2011 è stato capo della segreteria Politica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. È indubitabilmente un uomo di cultura. Quella cultura – per intenderci – che emerge dal Manifesto del Gruppo di Ar (1963), dove l’editore Franco Freda [ex terrorista, saggista, e avvocato, appartenente all’area del neofascismo ed esponente del Movimento Politico Ordine Nuovo] fissa le coordinate del suo pensiero, e dove tra l’altro è scritto: «Noi siamo per un’Aristocrazia che è radicale rifiuto del modello egualitario.», ed anche in questo caso il federalismo c’entra assai poco.

Insomma, in questi personaggi è mancato persino l’approccio tradizionale al federalismo finora sperimentato, e cioè un foedus che produce pluribus unum, l’unità nella pluralità. Non solo è mancata la formazione di una classe dirigente; ma il ruolo politico della Lega Nord, come di altri soggetti politici coevi, è stato solo quello di rappresentare un trampolino di lancio per il soddisfacimento di ambizioni personali che con la cosiddetta res publica hanno poco a che spartire.

Non molto diverso sembra l’attuale percorso del Movimento 5 stelle. Esso conta sulla conquista delle leve di potere per selezionare una nuova classe dirigente, ma per dirla con Corinne Maier, che ha scritto un pamphlet (ed. Bompiani) sul panorama culturale francese, valido anche per il “Belpaese”: «Ci sono gli intellettuali e ci sono gli intellettualoidi. I primi sono coloro che pensano e scrivono qualcosa di originale, e sono sempre più rari, i secondi sono «la loro versione trash», «intermediari culturali» senza talento, ma con tanta spocchia e linguaggio oscuro e fumoso. Gli  intellettualoidi preferiscono dissertare senza fine sulle opere altrui piuttosto che cercare di elaborarne una propria». Il M5S sceglierà gli intellettuali; ovvero quei poveri eretici che sono «guidati dai valori»? Quelli che rivolgono al «governo democratico una sfida pericolosa, perché votati a screditare la leadership e a contestare l’autorità», e che per sovrapprezzo osano addirittura mettere in discussione le istituzioni preposte? Oppure selezioneranno gli intellettualoidi? Ovvero chi si mette al servizio dello Stato ed è venerato dalla comunità sua omologa?

Per questo sembra necessario individuare una classe dirigente di autentici intellettuali.

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