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Il numero 1 di Facebook l’ha detto: censuriamo quel che non ci piace

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di MARCO COSENTINO

“Abbiamo in azione oltre 80 fact checkers in tutto il mondo, in Italia sono in tre a lavorare con noi: Pagella politica, Facta news e Open. Se ci accorgiamo che è potenzialmente falsa o non corretta, a quella notizia togliamo subito visibilità e la evidenziamo come falsa. Basta questo affinché il 95% delle persone non la clicchi”.

“Potenzialmente” indica una possibilità, non una certezza, posto che certezze possano essercene. Così meglio avrebbe fatto questa persona a dire che toglie visibilità a quello che a lui non piace. Cosa che in Italia probabilmente viola qualche articolo del codice civile e forse anche penale, Ma se il giudice non dice nulla, chi siamo noi per batter ciglio?

Questa è comunque la gente che controlla l’unica residua agorà dove ci si confronta su temi di rilievo quali elezioni, sanzioni, vaccini e tanto altro. Che gli argomenti debbano piacere a un tizio che fino a poco fa nemmeno sapevo esistesse un po’ mi colpisce. Comunque andiamo avanti.

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8 COMMENTS

  1. “il circolo della pipa persegue fini leciti? ha statuto e regolamento trasparenti accessibili a priori? permette di uscire a chi vi ha aderito? se tutte le risposte sono sì, nessuno vada a scocciare loro perchè fumano la pipa all’interno del loro circolo;”

    il problema e’ la fluidita con cui si diventa “illeciti”.
    condivido comunque che essendo privato, Facebook fa quello che vuole.
    L’ideale e’ avere multipli siti social dove ci si puo’ andare senza problemi. MA se Amazon mi bloca il sito che ospita sulle sue risorse? privati anche loro, vero…ma quanto e’ difficile per noi comuni mortali creare pluralita’ e competere?

    (sono tutte domande non retoriche di cui non ho risposte)

    • Il problema è il diritto all’accesso e alla creazione di piattaforme alternative. Se si è titolari di concessioni statali, non vale più il discorso del privato che fa quello che vuole. Senza legislazioni paternalistiche il problema non si porrebbe proprio. E i circoli, fumogeni o meno, non dovrebbero avere alcun obbligo di accessibile trasparenza nei loro statuti. Se tale trasparenza manca, nessuno è obbligato ad aderire. Il giorno in cui ci libereremo dell’ottriazione (mi è consentito il neologismo?) avremo raggiunto l’obiettivo massimo.

    • se al “circolo del vaccino” si premurano pure di predisporre una stanzetta per i novax (o neo-novax), dove nessuno li disturba e da cui non possono disturbare, forse è difficile additarli di qualche crimine.

      certo che se però ti proponi non come “circolo del vaccino” ma come “social network ufficiale del mondo libero”, qualcosa da ridire ci sarebbe;

      perchè è ovvio che il problema di identificazione produca percezione di “censura”, come se si confondesse il “circolo del vaccino” con “l’unica residua agorà dove ci si confronta su temi di rilievo”.

      ecco delle parole molto ufficiali sulla questione:

      (0ttobre 2019, ZUCKERBERG su policy “community” in tema vaccini)
      https://www.youtube.com/watch?v=wh50tHH2J7o

      • se la Redazione di miglioverde.eu dissente su quanto nei commenti qui riportati – che non sposano le tesi di chi ha scritto l’articolo – potrebbe pacatamente esporre la propria opinione negli stessi.

        dico ciò perchè vedere un nuovo articolo dal titolo –Censura: per gli utili idioti che “Twitter e Facebook sono aziende private”– mi suona molto strano, non capisco se vuole essere un insulto a me rivolto, o è solo un titolo piuttosto “acceso” che nulla ha a che fare con in commenti in questa pagina; purtroppo non posso chiarirmi le idee leggendo tale articolo poichè il “Contenuto disponibile solo agli utenti registrati” (…), per questo esprimo qui la mia perplessità chiedendo chiarimento.

        per ultimo, faccio notare che nei commenti in questa pagina nessuno nega che facebook sia una società figurante (ad esempio un circolo del vaccino nascosto dietro l’insegna d’altro) e quindi “magari” manipolata da governi/altro (come esposto in un articolo in lingua inglese dal titolo –“It’s a private company,” they say. Oh, really?–); si tratta solo che il suo status ufficiale è quello di azienda privata dalla quale si può stare alla larga, ed è inutile ed idiota entrarci dentro come utente finale pretendendo di dettarne le regole.
        Denunciarne i fini occulti e i proprietari nell’ombra è un altro discorso, che si dovrebbe fare senza insultare rosicando chi non ti ha battuto le mani.

  2. senza escludere che “i ciechers” nostrani – e stranieri – possano essere solo dei bimbiminkia o persone in malafede, bisogna fondalmentalmente ricordare che all’interno di uno spazio perimetrato, privato, in cui si entra solo per propria libera volontà e da cui liberamente si può uscire, se vige un qualche “scopo” legittimo lo si deve rispettare.

    se mi iscrivo al circolo della pipa e poi pretendo di andare lì ogni volta a rompere con il fatto che il fumo è nocivo e lo testano sugli animali, ci sta che ad un certo punto mi buttino fuori, magari dopo avermi prima “invitato” a tacere.

    io scrivo qui questo commento poichè non vi è alcun regolamento/policy privacy da sottoscrivere (quindi prendo per dovute le regole della civile convivenza e basta), ma se ci fossero stati quei pippotti da sottoscrivere come letti e fatti propri, non l’avrei fatto.. fondamentalmente perchè non ho voglia di leggerli, ne di sottoscrivere il falso, certo non per un “bisogno frivolo” come il commentare.

    in quanti di quelli che si sono iscritti su facebook-meta hanno veramente letto il pippotto per aderire, e hanno convenuto che quelle regole erano buone e le avrebbero rispettate? che percentuale di quelli ora iscritti a facebook-meta in italia l’ha fatto?

    se quello è un luogo virtuale che si propone per favorire il cazzeggio di sistema, il non possedere nulla (per primo il buon senso e una percezione il più possibile esatta della situazione) ed essere felice.. chiaro che hanno il diritto di sbattere fuori e censurare quanto con ciò non è in linea.

    quello che si deve pretendere è che gli aderenti al circolo della pipa possano avere a loro utile disposizione, al di fuori del circolo, il modo per ponderare la loro scelta di fumare la pipa, e di aderire al circolo, nonchè la consapevolezza di potervi uscire.

    il circolo della pipa persegue fini leciti? ha statuto e regolamento trasparenti accessibili a priori? permette di uscire a chi vi ha aderito? se tutte le risposte sono sì, nessuno vada a scocciare loro perchè fumano la pipa all’interno del loro circolo;

    se uno ritiene che il fumare la pipa sia sbagliato, che la gente ha informazioni incomplete o errate in merito, ne parli in luogo pubblico, nelle sedi preposte, se vuole pure scrivendo in merito al circolo della pipa o chiedendo un appuntamento al suo presidente.. ma non pretenda il diritto di andare lì a fare il cavallo di troia: o almeno poi se ne assuma le conseguenze senza parlare di censura, perchè si comporterebbe come uno che va all’alcolisti anonimi pretendendo di offrire un giro di birra a tutti.

    a scanso di equivoci: non ho facebook, e non sono sono un “ciechers”

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