IL PARASSITA IN PENSIONE NON HA ALCUN DIRITTO ACQUISITO

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pensionaticgildi LEONARDO FACCO

Ieri, ho letto che i sindacati stanno sulle barricate in tema di previdenza e pubblico impiego. Le ipotesi di un intervento sulle pensioni, (in particolare su quelle maturate con il sistema retributivo) e di un ulteriore blocco degli stipendi dei lavoratori statali, scatenerebbero la reazione delle organizzazioni sindacali – Cgil in testa – che parlano di mobilitazione e paventano la minaccia di un “autunno incandescente” e chiedono al governo di smentire le voci che circolano da giorni.

Non ho simpatia per i “travet della burocrazia”, credo di averlo spiegato in ogni possibile occasione, anche perché oltre a non produrre ricchezza alcuna, il loro lavoro è inutile (qualora fosse utile ci penserebbe il mercato a far incontrare domanda ed offerta) ed è solo d’intralcio a chi ha in animo di intraprendere un’attività. Che costoro siano super-protetti e illicenziabili e parlino di “diritti acquisiti intoccabili” fa solo venir voglia di dar giù di brutto col randello.

Il dipendente pubblico rappresenta il “simbolo dello Stato” per antonomasia (ecco perché piace tanto ai parassiti del sindacato). Più sono (anche da giubilati purtroppo) più lo Stato irrompe nelle nostre vite, controllandoci, costringendoci a trasformarci in sudditi da spennare, perché è il controllo, tramite il monopolio della forza, che giustifica l’esistenza stessa dello statale da mantenere. Sosteneva Max Nordau che “l’orgia di regolamentazione e il protocollismo non danno alla vita dell’individuo una garanzia maggiore di quella che dà la barbarie con tutta la sua assenza di regolamentazione”. In Italia, siamo ad un livello di “mandarinismo” off-limits, al punto che i dipendenti pubblici sono spesso organizzati in dinastie: il figlio di, il cugino di, il nipote di, il cognato di ottengono un posto di lavoro per cooptazione familiare, alla faccia dei ridicoli concorsi con valore legale e marca da bollo connessa. E quando uno di loro va in pensione a scaldare la sedia ci arriva un parente.

Più il sistema pubblico è presente, leggasi invasivo, nelle nostre vite e più siamo immersi in una sottospecie di “Kampuchea Democratica”. Come spiegava Nietzsche verso la fine del Diciannovesimo secolo, “Il socialismo ambisce a una pienezza di potere statale, quale solo qualche volta il dispotismo ha avuta, anzi esso supera di gran lunga ogni forma analoga del passato, perché aspira espressamente all’annientamento dell’individuo”. E per farlo ha bisogno di milioni di girapollici a tradimento e di ex girapollici tesserati SPI, che minacciano sfracelli se gli si tocca la rendita, una rendita maturata senza manco pagare i contributi. Domanda: noi dovremmo interpretare il ruolo delle vittime sacrificali per costoro? 

‘Ste zecche sindacalizzate ci trattano come fossimo dei Fantozzi e pretendono pure che gli si dica… “Come è umano lei…”. Hanno veramente fracassato le gonadi!

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