di MARINO MARIN
La strada che porta all’indipendenza è lastricata di cattive intenzioni: personalismi, tutela di interessi costituiti, vendette incrociate e strumentalizzazioni. Eppure, nonostante tutto, si va avanti. Per fortuna. Con un legno così storto, com’è quello di cui è fatto l’uomo, non può venir costruito nulla di interamente diritto. Meglio comunque un Veneto indipendente, anche fuori bolla, di un’Italia arraffona e assassina.
Quindi ben vengano ripensamenti e plausi tardivi, non ultimo quello di Mariangelo Foggiato, che, dopo anni di torpore e discutibili frequentazioni (vedi l’alleanza con l’UDC di Casini e De Poli), ha rispolverato il marciano gonfalone, portando in Consiglio una risoluzione pro referendum, ovviamente senza citare né Pizzati, né Cantarutti, né Morosin: gente che ha messo spalle al muro una classe politica ricattabile e incapace di darsi persino un’agenda propria benché fuori dal Palazzo e armati solo di visione, leadership e
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