di MATTEO CORSINI
La Commissione europea ha rivisto le proprie stime sulla crescita del Pil italiano nel 2019-2020 e sull’incidenza su quest’ultimo di deficit e debito. Il deficit è previsto quest’anno al 2.5% e nel 2020 al 3.5%, mentre il debito salirebbe al 133.7% nel 2019 e al 135.2% nel 2020.
Al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, sembra che “più che una previsione economica sia una previsione politica”. Posto che, come sempre, ogni previsione derivante da modelli più o meno sofisticati non può essere presa per oro colato, il ministro, pur non essendo sfacciato come i suoi colleghi ai vertici del governo, dovrebbe chiarire in base a cosa stabilisca che quelle del governo sono previsioni economiche e quelle della Commissione sono politiche.
C’è indubbiamente un’assunzione politica nell’escludere dai calcoli i presunti effetti degli aumenti di Iva e accise. In questo caso, però, la Commissione si è limitata a prendere atto del fatto che nessuna cl
Spero che la lezione di Monti sia servita: no si può spremere un limone già spremuto e sperare di ricavarne qualcosa. Commercianti, Artigiani e piccole imprese pagano il 70% del reddito in tasse e contributi, l’unico risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi: caduta dei consumi e dei risparmi, aumento della disoccupazione e del debito pubblico. Monti, da incompetente, aumentò le tasse sui poveri (i poveri sono tanti….) aumentando la povertà. Il punto fermo deve essere che senza una massiccia riduzione delle tasse non è possibile sperare di agire sul deficit e il debito, si possono redistruibire, tassando maggiormente le grosse società e aziende (quelle delle sedi fiscali spostate all’estero per intenderci…) ma più di tanto non si può ottenere. In uno Stato in cui la spesa pubblica e previdenziale è oltre al 50% del PIl parlare di nuove tasse è ridicolo, per esempio facendo pagare le siringhe in Calabria come in Veneto quanti soldi possono uscire per la flat tax?